Vaccinazioni infantili e risposta alla chiamata vaccinale: indagine sul territorio

Posted on Updated on

Secondo il Global Action Plan pubblicato dalla Library dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel decennio 2011-2020 i vaccini eviteranno 25 milioni di morti. Malgrado ciò, sono stati accusati di provocare gravi effetti collaterali; si vanno diffondendo le dicerie sui vaccini che possono causare, e non prevengono, malattie che rappresentano rare sequele dei comuni esantemi infantili come la panencefalite sclerosante subacuta o l’encefalomielite acuta disseminata. L’accusa senz’altro più infamante rivolta ai vaccini, e nello specifico alla trivalente morbillo-parotite-rosolia, nata a fine anni Novanta a partire da uno studio inglese di Wakefield et al., è quella di provocare autismo.

Le teorie di Wakefield sono state scardinate da diverse argomentazioni e da recenti studi di genetica molecolare, che smentiscono definitivamente un’origine immuno-mediata della malattia e vedono una possibile causa in anomalie dello sviluppo della corteccia cerebrale già nell’ambiente intrauterino.
Purtroppo, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia smentito qualunque associazione fra vaccini e autismo, l’allarmismo generato dalla pubblicazione dell’articolo di Wakefield ha provocato una drastica diminuzione delle vaccinazioni in Gran Bretagna e in tutta Europa, accrescendo i casi di morbillo, parotite e rosolia. La maggior parte degli eventi che si ritiene correlata alla somministrazione non è in realtà causata dal vaccino stesso. Molti degli eventi negativi sono casuali, cioè patologie che casualmente sono correlati temporalmente con la vaccinazione. Ciò è particolarmente vero durante il primo anno di vita di un bambino, quando la vaccinazione si verifica in modo così regolare e ravvicinato che molti malanni coincidono casualmente con il tempo dopo il quale un vaccino è stato somministrato. Il continuo emergere di allarmismi privi di fondamento scientifico tende a diffondere sfiducia su un importante intervento medico che ha cambiato le aspettative di vita sulla Terra. L’obiettivo di questo studio è realizzare un’indagine epidemiologica sulla copertura vaccinale in alcune aree del Piemonte, per definire e supportare il ruolo degli operatori sanitari nell’orientare le scelte dei genitori nei confronti di un’importante pratica medica in grado di condizionare il futuro dei loro figli. Con la maggiore diffusione delle notizie l’atteggiamento del genitore e del paziente in generale è inevitabilmente cambiato; vuole partecipare attivamente alle scelte che riguardano la salute propria e dei propri cari. Noi riteniamo che il ruolo del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta, come detentori del principale rapporto fiduciario con i nostri pazienti, diventino figure chiave nel processo di sensibilizzazione su queste problematiche.

Materiali e metodi

Popolazione in studio

È stata analizzata attraverso uno studio retrospettivo la rispondenza alla chiamata vaccinale all’interno di un campione di 468 genitori (per la maggior parte madri) i cui figli, nell’anno 2014, si trovano in un’età compresa fra 1 e 6 anni. I genitori sono stati reclutati nell’ambito di ambulatori di pediatri di libera scelta, ambulatori di medici di medicina generale, corsi preparto e asili nido; il territorio di distribuzione riguarda le province di Cuneo e di Asti.

Metodi

L’indagine è stata svolta attraverso la somministrazione di un semplice questionario anonimo allegato nella pagina seguente, i cui obiettivi, oltre a definire la copertura vaccinale, sono quelli di evidenziare le motivazioni per cui si rifiutano tutte o alcune vaccinazioni, capire l’origine di diffidenze e atteggiamenti negativi, valutare il grado di informazione e consapevolezza nelle scelte (prendendo anche in considerazione il ruolo informativo svolto dalle ASL). Si è ritenuto utile, ai fini valutativi, acquisire le seguenti informazioni di contorno: zona abitativa (rurale o urbana), età della madre alla nascita del primo figlio, il livello di informazione di base relativo alle vaccinazioni. Per favorire la rapidità di compilazione e la disponibilità a collaborare, il questionario è stato impostato con domande semplici e a risposta chiusa, scelta che però ha condizionato anche il livello di approfondimento delle richieste e delle risposte (Box 1).

Analisi statistica

I dati sono indicati come percentuale. Dove necessario, è stato utilizzato il test del χ2 per valutare la correlazione fra le frequenze riscontrate per le diverse variabili 6 . Tutte le analisi sono state compiute con il programma EPIINFO.

Risultati

Copertura vaccinale

Dei 468 genitori che hanno compilato il questionario, 378 (80,8%) hanno scelto di sottoporre i figli a tutte le vaccinazioni previste dal calendario vaccinale; 56 (11,9%) hanno fatto vaccinare i figli con l’eccezione della trivalente (morbillo-parotiterosolia); 34 (7,3%) hanno rifiutato tutte le vaccinazioni.

Provenienza

  • Sul totale degli intervistati, 311 (66,5%) provengono da un ambiente cittadino e 157 (33,5%) da zone rurali (paesi o campagna);
  • Delle 378 famiglie che hanno accettato tutti i vaccini, 257 (68%) provengono da un ambiente cittadino e 121 (32%) abitano in zone rurali;
  • Delle 56 famiglie che hanno rifiutato solo il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, 37 (66,1%) abitano in città e 19 (33,9%) abitano in campagna;
  • Delle 34 famiglie che non hanno accettato alcun vaccino, 17 (50%) abitano in città e 17 (50%) in campagna

Conclusioni

Pur con i limiti di un’analisi condotta su una popolazione limitata territorialmente e temporalmente, sorprende l’elevata percentuale di genitori contrari alle vaccinazioni: il 7% di madri che non vaccinano i propri figli significa infatti un minimo del 7% di bambini non vaccinati nel campione sotto esame, percentuale che può salire se si considera che queste madri, in molti casi, hanno più di un figlio.
Le spiegazioni possibili sono svariate e rispecchiano sicuramente tendenze riscontrabili nella mentalità odierna e nella cultura di un “ritorno al naturale” oggi molto diffusa.

Una possibile interpretazione è sicuramente anche legata all’aumento dell’età media in cui una donna decide di avere il primo figlio.
Le madri più “attempate” sembrano infatti essere più diffidenti riguardo alle vaccinazioni. Questo potrebbe essere ricondotto, probabilmente, a un diverso rapporto madre-figlio nelle differenti fasce di età materne: la madre over 40 tende forse ad avere un atteggiamento iperprotettivo e condizionato da paure e angosce spesso ingiustificate (atteggiamento che sicuramente meriterebbe un’indagine più approfondita). Si è osservata una minor copertura vaccinale nelle aree rurali: anche se la differenza non raggiunge la significatività statistica, viene da pensare che chi vive in campagna possa sentirsi protetto dalla lontananza dalle zone ad alta densità demografica. Per molti, inoltre, la scelta dell’ambiente rurale non è tanto legata al mestiere esercitato (com’era invece per i contadini e gli allevatori del passato), ma a una libera scelta di allontanamento volontario da ciò che è caotico, artefatto e “inquinato”.

I vaccini sono per costoro un metodo sanitario “contro natura”. Se, come evidenziato sopra e come supportato dall’indagine, l’orientamento a non vaccinare per molti è strettamente legato alla mentalità di un “ritorno al naturale” (come la moda di seguire una dieta vegana o di partorire in casa), bisognerebbe responsabilizzare i genitori a un atteggiamento più consapevole, maturo e razionale, affinché non vengano più seguite certe mode quando c’è in gioco la salute dei propri figli, e di conseguenza anche quella degli altri. Emerge il fatto che molti genitori non sono correttamente informati riguardo ai vaccini: questo si evince dalla non trascurabile percentuale di genitori che non conoscono il calendario vaccinale, male interpretano o addirittura non leggono gli opuscoli informativi inviati dalla ASL.

La nostra esperienza come medici di medicina generale ha rafforzato questa deduzione; troppi genitori, anche di livello culturale elevato, sono ancora convinti che il vaccino anti Haemophilus influenzae serva a prevenire l’influenza stagionale! Una lettura distratta degli opuscoli informativi inviati dall’ASL, inoltre, porta alcuni genitori a scegliere di non vaccinare i figli perché considerano gravi alcuni effetti collaterali riscontrati in occasione di vaccinazione di altri figli o di conoscenti, effetti che in realtà sono specificati negli stessi opuscoli dell’ASL come possibili e assolutamente non preoccupanti. Quanto sopra rilevato fa capire quanto sia diventato oggi determinante il ruolo del professionista sanitario nel dispensare informazioni corrette riguardo a una questione importante come le vaccinazioni. Determinante il ruolo del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta: essi sono i primi a venire a contatto col paziente e le statistiche più recenti confermano la fiducia di cui godono. È dunque fondamentale che essi siano informati e aggiornati su rischi e benefici delle vaccinazioni, in modo da poter orientare i genitori verso una scelta consapevole che condizionerà il futuro dei loro figli.

Fonte: Rivista Società Italiana di Medicina Generale