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Il canali del web delle aziende farmaceutiche

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L’integrazione di nuovi canali alternativi alla comunicazione medico-scientifica tradizionale è già una realtà come le web agency, basti pensare che:

  • Secondo dati Edra-Elsevier, circa il 90 per cento dei medici italiani naviga su Internet (il 50 % si connette ogni giorno) e lo usa anche per motivi lavorativi, preferendo, tra i contenuti di approfondimento, gli aspetti diagnostici-terapeutici (linee guida)
  • Secondo un’indagine della Manhattan Research il 72 % dei medici americani possiede uno smartphone e nel 2012 i possessori dei cellulari di nuova generazione saranno 4 su 5.

web agency farmaceuticoAl face to face del canale tradizionale (ISF) si affiancano nuove formule che puntano sulla tecnologia per abbattere costi, ridurre invasività e offrire una comunicazione diretta e interattiva che il medico riceve dove e quando vuole.

A livello internazionale le aziende più all’avanguardia utilizzano gli strumenti del social networking nelle seguenti modalità:

  • Identificano all’interno un responsabile per la progettazione di strumenti web dedicati;
  • Contattano i medici in conference online;
  • Organizzano report in tempo reale (video/news scritta) su congressi nazionali e internazionali;
  • Supportano gli informatori con materiale online (articoli di riviste scientifiche, note informative, istruzioni, ecc…);
  • Sanno che il webmarketing/e-detailing aumenta il tempo di contatto tra medici e informatori medico scientifici;
  • Realizzano partnership con altre organizzazioni per assicurarsi una presenza diffusa sul web;
  • Utilizzano il potenziale della rete evitando di realizzare una mera riproduzione di materiali cartacei;
  • Monitorano i blog esterni su aree terapeutiche di interesse;
  • Utilizzano un approccio viral per la diffusione di contenuti.

Le aziende farmaceutiche affrontano oggi una sfida nuova: la gestione della loro presenza nelle comunità online. A differenza dei canali tradizionali, dei siti vetrina o dell’e-commerce, la comunicazione sociale online presenta tre caratteristiche nuove:

  • a) si nutre di ‘contenuto generato dagli utenti’: ogni consumatore può esprimere la sua opinione su un’azienda/prodotto, farla conoscere a milioni di persone sparse in tutto il mondo e conversareincontrarsi-coalizzarsi con altri milioni di consumatori che la pensano esattamente come lui;
  • b) è persistente: tutta la comunicazione che viene generata online resta online, non sparisce con la nuova edizione del giornale: è sempre accessibile, spesso per anni, da qualsiasi parte del globo;
  • c) è virale: la comunicazione online si diffonde in modo virale attraverso i mille canali della rete e rende estremamente facile che una piccola frana si trasformi in pochi giorni in una valanga di proporzioni imprevedibili.

Il Web 2.0 è diventato l’arena principale in cui i navigatori esprimono opinioni sui brand e prodotti/servizi. Milioni di consumatori discutono ogni giorno dei prodotti che acquistano, danno consigli, cercano indicazioni da altri consumatori e si organizzano in gruppi di pressione.

Il modello più diffuso di presenza delle aziende nel web 2.0 è plasmato sulle relazioni pubbliche e l’ufficio stampa tradizionali. Le PR ONLINE di agenti che parlano “sotto copertura” in forum e blog è la modalità di intervento più utilizzata dalle aziende, ma anche la meno efficace. Il web 2.0 non è infatti un nuovo strumento di comunicazione o un new media, è un nuovo spazio sociale in cui si costruiscono gruppi con identità, valori e bisogni specifici. L’autore che interviene dall’esterno della comunità a favore del brand viene percepito inevitabilmente come ‘agente’ del brand e il suo messaggio viene interpretato come ‘pilotato’; per questo agire sotto copertura non solo non aiuta a costruire social visibility, ma rischia addirittura di generare rumors negativi.

L’area della salute è al centro delle conversazioni sociali online. Secondo il Censis il 34 % degli italiani che si connette in rete, su 23 milioni di utenti, lo fa per trovare dati di tipo medico e per il 18% di essi rappresenta la prima fonte sulla salute. Questa grande area virtuale è presidiata dai portali dedicati delle associazioni di pazienti e dei medici o delle società scientifiche. La costruzione di uno spazio web 2.0 per le aziende farmaceutiche presenta pertanto vantaggi e svantaggi.

L’Europa sta cercando da alcuni anni di normare le informazioni sui farmaci online, ma il dibattito è ancora in corso e il tentativo sembra impossibile. Le informazioni arrivano da Paesi dove non c’è alcuna limitazione a questo tipo di informazioni e da fonti disparate.

Noleggio auto Milano

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A Milano, città dei Navigli, del Castello Sforzesco e del Duomo è risaputo che le difficoltà di circolazione siano molte. Se quinsi sei un medico presente in città per partecipare ad un congresso di medicina potresti essere interessato a noleggio auto milano.

Infatti nonostante i mezzi pubblici e il servizio di taxi funzionino in modo adeguato e siano in grado di collegarvi con ogni zona della città, c’è chi non rinuncia alla comodità di noleggiare un’auto, per avere una maggiore indipendenza e magari potersi spostare anche in zone fuori porta.

Se arrivate a Milano con il treno, sarà molto probabile che vi fermiate alla Stazione Centrale. Qui, nelle immediate vicinanze, potrete trovare numerose filiali dei maggiori servizi di noleggio vetture, per cercarne una che faccia proprio al caso vostro. Alcune aziende sono molto famose, e prevedono un servizio web di ricerca preliminare della vettura che fa per voi, nonché la possibilità di prenotarla direttamente da casa vostra per trovarla disponibile al vostro arrivo.

L’Avis, ad esempio, dispone di un pannello sul sito internet, con possibilità di spuntare alcune opzioni, come la riconsegna presso un’altra località o la selezione dell’età del pilota, compreso nella fascia d’eta tra i 30 e i 70 anni oppure no. Anche la Hertz è presente nella zona della Stazione centrale, ed anche qui avete la possibilità di sbrigare la maggior parte delle pratiche via internet, per snellire la burocrazia al vostro arrivo. Ancora, vi segnaliamo l’agenzia Sixt-Rent a Car, presente anche in moltissimi altri paesi d’Europa oppure anche B-rent – Il miglior servizio di noleggio auto in Italia.

Molti dei treni moderni, però, fermano anche alla nuovissima e funzionale stazione di Milano Porta Garibaldi, dove potete comunque trovare ottimi servizi di noleggio auto senza dovervi allontanare troppo. Tramite il portale RentalCarGroup potrete scandagliare prezzi e servizi del noleggio auto di Porta Garibaldi, e comparare la convenienza delle varie vetture di vostri sogni. Anche il servizio TiNoleggio, attivo nei principali punti di snodo della città meneghina, consente facilmente di prendere visione delle offerte o delle disponibilità delle vetture desiderate. Abbiamo, per ora, preso in considerazione soltanto l’idea che vi rechiate a Milano con il treno. Ma se doveste arrivare in aereo? Ovviamente i principali snodi aeroportuali sono dotati di servizio di noleggio macchine e furgoni per qualsiasi necessità. Anche nei pressi dell’aeroporto di Malpensa abbiamo una sede della Sixt-Rent a Car, ma non solo. Sono presenti anche altre compagnie, come ad esempio la Gold Car: anch’essa prevede la possibilità di scelta della riconsegna della vettura presso lo stesso ufficio o presso uno diverso. Ancora, potete servirvi della Budget Car noleggio, che effettua orario d’apertura fino alle 00.00, con servizi e prezzi davvero competitivi, ma anche della Hertz o della SIXT Autonoleggio. Viceversa, se il vostro volo è in atterraggio presso Milano Linate e siete alla ricerca di una vettura, abbiamo anche qui, inseriti nel sistema aeroportuale, vari stemmi tra cui scegliere. Ancora una sede della Sixt-Rent a Car ed una dell’Avis, che sono delle compagnie con un raggio d’azione davvero importante, ma si può trovare anche una filiale della EuropCar Segrate. Non mancano, ovviamente, la Hertz con ben due sedi (Milano Aeroporto Linate e Milano Segrate), la Budget Car e la Firefly. Se, infine, il vostro aereo è diretto al più lontano scalo di Milano-Bergamo Orio al Serio, abbiamo ancora la presenza di grandi copagnie come la Hertz, la EruopCar e la Avis, ma anche la Sicily Car. Se avete bisogno di un furgone, vi segnaliamo anche il Noleggio Auto e Furgoni Maggiore, o il Morini Rent Bergamo, oltre che le solite e importanti Budget, Gold Car, Firefly, SwissCar, Budget e Sixt.

Noleggio auto milano

Una volta noleggiata la vostra auto, è importante conoscere i percorsi e la viabilità all’interno dell’area urbana di Milano, soprattutto per quanto riguarda le restrizioni del traffico.
Ricordiamo che la città è racchiusa da tre circonvallazioni concentriche, delle quali soprattutto la più interna (Cerchia dei Navigli) e la mediana (Cerchia dei Bastioni) sono d’interesse per l’automobilista che noleggia un auto, e che potrebbe quindi essere poco esperto della città.

La Cerchia dei Navigli determina e circoscrive il centro storico, quello con le restrizioni più severe al traffico, che comprende i quartieri Garibaldi, Ticinese, Navigli, Sarpi e Arco della Pace. Qui l’accesso ai veicoli è consentito solo in alcune fasce orarie, e sempre in modo molto contingentato. La Cerchia immediatamente più esterna, quella dei Bastioni, è importante per chi noleggia un’auto, perché essa coincide con il perimetro delle antiche Mura e con la zona C, una porzione di città dotata di decine di varchi monitorati da telecamere, che impediscono l’ingresso, ma anche il transito, a veicoli considerati troppo inquinanti. Essa è attiva dal lunedì al venerdì in orario lavorativo (il giovedì fino alle 18.00, gli altri giorni fino alle 19.30).

Anche parcheggiare la vostra auto a noleggio a Milano non sarà semplicissimo, ed i parcheggi liberi e gratuiti sono molto difficili da scovare: mediamente i parcheggi sono quasi tutti a pagamento, con cifre che si aggirano attorno ai 2 euro per la prima ora, ed attorno ai 3 per le ore dalla seconda in poi.

La dipendenza da alte dosi di benzodiazepine: un fenomeno trascurato

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Le benzodiazepine (BZD) sono tra i farmaci più prescritti in tutti i paesi ad alto sviluppo economico. C’è una distanza notevole tra le raccomandazioni per un uso razionale e l’attuale pratica medica. In Italia le BZD non sono rimborsabili dal SSN e i dati sul loro utilizzo sono difficili da raccogliere, sono disponibili solo tramite i dati di vendita. Oltre la metà delle persone che assumono BZD (9% della popolazione italiana secondo dati non recenti) sono consumatori cronici e spesso dipendenti. La dipendenza da BZD è un fenomeno trascurato pur essendo la crisi d’astinenza potenzialmente grave e pericolosa. Ancora più lacunosi e frammentari sono i dati sull’uso di alte dosi di BZD, oltre cioè i dosaggi massimi consentiti. Si posso distinguere sinteticamente 4 situazioni d’uso di BZD:

  • un uso episodico: momenti di stress da cause specifiche, insonnia transitoria, modalità assuntiva che incontra in pieno le indicazioni d’uso di questi farmaci. Un uso di questo tipo interessa circa un quinto della popolazione generale, con ampie variabilità nazionali e regionali;
  • un uso prolungato oltre i limiti raccomandati (generalmente 2 settimane per l’insonnia, 4 settimane per l’ansia) ma a dosi terapeutiche. Tale situazione è frequentemente correlata con il rischio di sviluppare dipendenza. I medici di medicina generale, principalmente, dovrebbero cercare di applicare scali lenti del farmaco, fino alla completa sospensione. L’uso prolungato di BZD è fortemente correlato a deficit cognitivi, incidenti stradali e domestici, infortuni lavorativi e cadute accidentali, soprattutto nell’anziano. In Italia, come in altri paesi, è ipotizzabile quantificare tra il 7,5 e il 9% della popolazione generale questo tipo di assunzione(Tab. I);
  • un abuso saltuario di dosi inappropriate. Tale modalità coinvolge soprattutto i soggetti affetti da dipendenza da sostanze illecite e alcol. I servizi che si occupano di questi pazienti dovrebbero limitare al minimo l’uso di BZD per l’alto rischio di dipendenza e tolleranza in queste specifiche tipologie di soggetti. Le farmacie dovrebbero vigilare attentamente sulle ricette per l’alto rischio di contraffazione e uso improprio delle stesse. Un uso di questo tipo, quantificabile con maggior difficoltà rispetto ai precedenti per carenza di studi specifici, può essere quantificato intorno allo 0,1% della popolazione;
  • un uso prolungato di alte dosi. Questa situazione, oltre a coinvolgere pazienti di area psichiatrica, è sempre più riscontrata anche in soggetti privi di psicopatologia, che passano da un uso prolungato di BZD a dosi extraterapeutiche per fenomeni di tolleranza, fenomeno riscontrabile nell’8% di assuntori di BZD 1 . Anche in questo caso gli studi sono scarsi: è ipotizzabile che questo fenomeno coinvolga lo 0,2% della popolazione generale. In altre parole, in Italia ci potrebbero essere più di 120.000 persone che abusano quotidianamente di dosi eccessive di BZD.

L’abuso di BZD risente delle limitazioni prescrittive di ogni paese, dalla facilità di ottenere un farmaco senza ricetta, dalla presenza di un mercato grigio; varia poi nel tempo con la possibilità di acquistare farmaci on-line e dei mezzi informatici, con i quali è sempre più facile falsificare le prescrizioni mediche. Attualmente vi è una difficoltà oggettiva a differenziare, nei dati di consumo, gli users dagli abusers. Il sostanziale disinteresse delle industrie farmaceutiche per questo tipo di ricerche vecchie molecole che vendono moltissimo) non stimola certo la ricerca in tal senso. Un altro dato, tipicamente italiano, che emerge dalla nostra esperienza è legato a una BZD in particolare. Il lormetazepam in gocce (al contrario delle compresse), rappresenta da solo il 57% di tutte le richieste di ricovero per abuso di alte dosi di BZD, dato di grande rilevanza che meriterebbe una maggior attenzione da parte degli enti regolatori.

Farmacologia delle BZD e del flumazenil

L’acido gamma aminobutirrico (GABA) rappresenta il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale. L’attivazione dei recettori delle BZD, potenziando l’azione del GABA, induce effetti ansiolitici, ipnotici, anticonvulsivanti e miorilassanti. Le BZD aumentano la scarica dei neuroni dopaminergici nell’area ventrale tegmentale (VTA) come le sostanze stupefacenti. Per questo motivo le BZD sono da considerarsi a rischio di abuso e dipendenza, un limite preciso al loro uso cronico in soggetti affetti da disturbo di uso di sostanze. La tolleranza, nel caso delle BZD, ha alcune caratteristiche rispetto altri farmaci d’abuso. La tossicità molto bassa delle BZD (diversa dagli oppiacei, stimolanti o alcol) e la capacità di indurre tolleranza, possono indurre l’assunzione di dosaggi a volte davvero sorprendente. Il flumazenil (FLU) è universalmente considerato un antagonista delle BZD e somministrato in bolo nel trattamento dell’overdose da BZD. Risultati sperimentali hanno dimostrato che il FLU agisce come agonista parziale delle BZD, quando somministrato per infusione lenta, con le seguenti azioni farmacologiche: t attenuazione dei sintomi e segni di astinenza; t normalizzazione e up-regulation dei recettori delle BZD; t ripristino della struttura allosterica del recettore GABA-A e l’inibizione del disaccoppiamento (uncoupling) recettoriale indotto dalle BZD; t inversione della tolleranza; t riduzione del craving; t limitati tassi di ricaduta. Le variabili che possono influenzare l’efficacia del FLU sono: la durata e la dose di esposizione alle BZD: più la tolleranza è alta, più il FLU è efficace. Trattare la dipendenza da alte dosi di BZD La sindrome d’astinenza dalle BZD è caratterizzata da una serie di segni e sintomi tipici, che cominciano a manifestarsi entro qualche ora o qualche giorno dalla sospensione del farmaco, in relazione all’emivita della BZD assunta. I sintomi sono dovuti principalmente all’ipertono adrenergico dovuto all’ipereccitabilità da neuro-privazione, soprattutto a livello del locus ceruleus. La sudorazione aumenta, così come il battito cardiaco e il tremore, e si può osservare anche la comparsa di insonnia, nausea o vomito, allucinazioni visive, tattili e uditive. Molti altri possono essere i sintomi e i segni astinenziali (disartria, ipervigilanza, confusione ecc.). Il sintomo più temibile sono le crisi convulsive generalizzate, potenzialmente letali. I tradizionali programmi di decalage, normalmente raccomandati in intervalli temporali tra le 4 e le 18 settimane perché tempi più lunghi, pur se associati a sintomi astinenziali più leggeri, sono correlati a un netto aumento di drop-out dal trattamento di disintossicazione 1-3, perdono generalmente di efficacia passando dal trattamento da uso cronico di dosi terapeutiche alle dosi sovra-terapeutiche di BZD che, per il meccanismo di tolleranza e la relativa mancanza di effetti collaterali di questi farmaci, possono arrivare a livelli francamente impressionanti. Da alcuni anni l’Unità di Degenza di Medicina delle Dipendenze (MDD), attualmente unica struttura in Italia e una delle poche a livello internazionale, applica il trattamento con flumazenil (FLU) in infusione lenta nei casi di abuso cronico di alte dosi di BZD.

Il trattamento permette di sospendere completamente in tempi rapidi (7-8 gg) dosi molto alte di BZD (400 mg diazepam-equivalenti, la dose mediana giornaliera d’abuso della nostra casistica) in modo ben tollerato e con scarsi effetti collaterali 5-8. Il FLU, normalmente usato come antagonista nell’intossicazione acuta da BZD dove viene somministrato in bolo causando solitamente una pronta ripresa di coscienza, agisce come agonista parziale se viene somministrato in infusione lenta e determina un reset dei recettori per le BZD che risultano, alla fine del trattamento, praticamente normalizzati. La rapidità con cui il FLU in infusione lenta riesce a risensibilizzare i recettori delle BZD e la scarsità di effetti astinenziali hanno spinto alcuni AA a candidare tale trattamento a divenire di routine nella disintossicazione da abuso di BZD. La nostra esperienza (dal 2003 sono state eseguite più di 750 disintossicazioni ospedaliere da alte dosi di BZD) ci porta senz’altro ad analoghe considerazioni in termini di efficacia e rapidità. Il trattamento prevede una preparazione preventiva con dosi adeguate di valproato circa 2 settimane prima del ricovero, per prevenire il rischio convulsivo.

Come per il trattamento di altre dipendenze la domanda che sorge spontanea riguarda la tenuta nel tempo della astinenza dalla sostanza d’abuso. Abbiamo valutato in un campione rappresentativo, la tenuta nel tempo della detossificazione dalle BZD effettuata con FLU. In 34 pazienti valutati dopo 6 mesi dal ricovero la percentuale di soggetti dichiaratisi totalmente astinenti era del 52,9% (18 su 34); il 26,5% (9 su 34) dichiarava di mantenere le dosi raccomandate alla dimissione della BZD sostitutiva, solitamente il clonazepam o il clobazam, mentre nel 20% dei casi (7 su 34) veniva comunicata la ripresa dell’abuso farmacologico. Va segnalato che circa la metà dei 34 soggetti erano dipendenti da altre sostanze e solo 18 erano monodipendenti dalle BZD.

Conclusioni

La ricerca epidemiologica è ancora carente su un problema di così vasta portata come l’uso off-label delle BZD e lo è soprattutto relativamente agli abusatori. Un diffuso modo di pensare ha relegato sbrigativamente l’abuso al marginale mondo dei disturbi psichiatrici maggiori e dei tossicodipendenti. Questa visione è profondamente parziale. Per motivi non ancora chiariti esiste una quota significativa di monodipendenti da BZD che non hanno disturbi psichiatrici maggiori. Gli anni 2000 hanno visto una robusta affermazione degli agonisti parziali nel trattamento di alcune diffuse dipendenze quali la buprenorfina per la dipendenza da oppioidi, la vareniclina per il tabagismo e il nalmefene per l’alcolismo. Tale impulso non c’è stato per le BZD, nonostante alcune molecole (abecarnil e lo stesso flumazenil) siano state sperimentate da anni. Il mercato farmaceutico ha spinto verso l’uso di molecole analoghe alle BZD (le Z-Drugs), conquistando importanti quote di mercato, ma per trovarsi spesso con problemi quasi analoghi alle BZD. È nell’ambito della dipendenza da alte dosi da BZD che l’uso del FLU ha trovato il suo ideale collocamento. Nonostante questo si stima ci siano non più di 4 centri in tutto il mondo in grado di offrire questa metodica che data ormai 25 anni. Ci auguriamo quindi che altre strutture accolgano tali stimoli e portino nuovi contributi.

Fonte: Rivista Società Italiana di Medicina Generale

Vaccinazioni infantili e risposta alla chiamata vaccinale: indagine sul territorio

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Secondo il Global Action Plan pubblicato dalla Library dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel decennio 2011-2020 i vaccini eviteranno 25 milioni di morti. Malgrado ciò, sono stati accusati di provocare gravi effetti collaterali; si vanno diffondendo le dicerie sui vaccini che possono causare, e non prevengono, malattie che rappresentano rare sequele dei comuni esantemi infantili come la panencefalite sclerosante subacuta o l’encefalomielite acuta disseminata. L’accusa senz’altro più infamante rivolta ai vaccini, e nello specifico alla trivalente morbillo-parotite-rosolia, nata a fine anni Novanta a partire da uno studio inglese di Wakefield et al., è quella di provocare autismo.

Le teorie di Wakefield sono state scardinate da diverse argomentazioni e da recenti studi di genetica molecolare, che smentiscono definitivamente un’origine immuno-mediata della malattia e vedono una possibile causa in anomalie dello sviluppo della corteccia cerebrale già nell’ambiente intrauterino.
Purtroppo, nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia smentito qualunque associazione fra vaccini e autismo, l’allarmismo generato dalla pubblicazione dell’articolo di Wakefield ha provocato una drastica diminuzione delle vaccinazioni in Gran Bretagna e in tutta Europa, accrescendo i casi di morbillo, parotite e rosolia. La maggior parte degli eventi che si ritiene correlata alla somministrazione non è in realtà causata dal vaccino stesso. Molti degli eventi negativi sono casuali, cioè patologie che casualmente sono correlati temporalmente con la vaccinazione. Ciò è particolarmente vero durante il primo anno di vita di un bambino, quando la vaccinazione si verifica in modo così regolare e ravvicinato che molti malanni coincidono casualmente con il tempo dopo il quale un vaccino è stato somministrato. Il continuo emergere di allarmismi privi di fondamento scientifico tende a diffondere sfiducia su un importante intervento medico che ha cambiato le aspettative di vita sulla Terra. L’obiettivo di questo studio è realizzare un’indagine epidemiologica sulla copertura vaccinale in alcune aree del Piemonte, per definire e supportare il ruolo degli operatori sanitari nell’orientare le scelte dei genitori nei confronti di un’importante pratica medica in grado di condizionare il futuro dei loro figli. Con la maggiore diffusione delle notizie l’atteggiamento del genitore e del paziente in generale è inevitabilmente cambiato; vuole partecipare attivamente alle scelte che riguardano la salute propria e dei propri cari. Noi riteniamo che il ruolo del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta, come detentori del principale rapporto fiduciario con i nostri pazienti, diventino figure chiave nel processo di sensibilizzazione su queste problematiche.

Materiali e metodi

Popolazione in studio

È stata analizzata attraverso uno studio retrospettivo la rispondenza alla chiamata vaccinale all’interno di un campione di 468 genitori (per la maggior parte madri) i cui figli, nell’anno 2014, si trovano in un’età compresa fra 1 e 6 anni. I genitori sono stati reclutati nell’ambito di ambulatori di pediatri di libera scelta, ambulatori di medici di medicina generale, corsi preparto e asili nido; il territorio di distribuzione riguarda le province di Cuneo e di Asti.

Metodi

L’indagine è stata svolta attraverso la somministrazione di un semplice questionario anonimo allegato nella pagina seguente, i cui obiettivi, oltre a definire la copertura vaccinale, sono quelli di evidenziare le motivazioni per cui si rifiutano tutte o alcune vaccinazioni, capire l’origine di diffidenze e atteggiamenti negativi, valutare il grado di informazione e consapevolezza nelle scelte (prendendo anche in considerazione il ruolo informativo svolto dalle ASL). Si è ritenuto utile, ai fini valutativi, acquisire le seguenti informazioni di contorno: zona abitativa (rurale o urbana), età della madre alla nascita del primo figlio, il livello di informazione di base relativo alle vaccinazioni. Per favorire la rapidità di compilazione e la disponibilità a collaborare, il questionario è stato impostato con domande semplici e a risposta chiusa, scelta che però ha condizionato anche il livello di approfondimento delle richieste e delle risposte (Box 1).

Analisi statistica

I dati sono indicati come percentuale. Dove necessario, è stato utilizzato il test del χ2 per valutare la correlazione fra le frequenze riscontrate per le diverse variabili 6 . Tutte le analisi sono state compiute con il programma EPIINFO.

Risultati

Copertura vaccinale

Dei 468 genitori che hanno compilato il questionario, 378 (80,8%) hanno scelto di sottoporre i figli a tutte le vaccinazioni previste dal calendario vaccinale; 56 (11,9%) hanno fatto vaccinare i figli con l’eccezione della trivalente (morbillo-parotiterosolia); 34 (7,3%) hanno rifiutato tutte le vaccinazioni.

Provenienza

  • Sul totale degli intervistati, 311 (66,5%) provengono da un ambiente cittadino e 157 (33,5%) da zone rurali (paesi o campagna);
  • Delle 378 famiglie che hanno accettato tutti i vaccini, 257 (68%) provengono da un ambiente cittadino e 121 (32%) abitano in zone rurali;
  • Delle 56 famiglie che hanno rifiutato solo il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, 37 (66,1%) abitano in città e 19 (33,9%) abitano in campagna;
  • Delle 34 famiglie che non hanno accettato alcun vaccino, 17 (50%) abitano in città e 17 (50%) in campagna

Conclusioni

Pur con i limiti di un’analisi condotta su una popolazione limitata territorialmente e temporalmente, sorprende l’elevata percentuale di genitori contrari alle vaccinazioni: il 7% di madri che non vaccinano i propri figli significa infatti un minimo del 7% di bambini non vaccinati nel campione sotto esame, percentuale che può salire se si considera che queste madri, in molti casi, hanno più di un figlio.
Le spiegazioni possibili sono svariate e rispecchiano sicuramente tendenze riscontrabili nella mentalità odierna e nella cultura di un “ritorno al naturale” oggi molto diffusa.

Una possibile interpretazione è sicuramente anche legata all’aumento dell’età media in cui una donna decide di avere il primo figlio.
Le madri più “attempate” sembrano infatti essere più diffidenti riguardo alle vaccinazioni. Questo potrebbe essere ricondotto, probabilmente, a un diverso rapporto madre-figlio nelle differenti fasce di età materne: la madre over 40 tende forse ad avere un atteggiamento iperprotettivo e condizionato da paure e angosce spesso ingiustificate (atteggiamento che sicuramente meriterebbe un’indagine più approfondita). Si è osservata una minor copertura vaccinale nelle aree rurali: anche se la differenza non raggiunge la significatività statistica, viene da pensare che chi vive in campagna possa sentirsi protetto dalla lontananza dalle zone ad alta densità demografica. Per molti, inoltre, la scelta dell’ambiente rurale non è tanto legata al mestiere esercitato (com’era invece per i contadini e gli allevatori del passato), ma a una libera scelta di allontanamento volontario da ciò che è caotico, artefatto e “inquinato”.

I vaccini sono per costoro un metodo sanitario “contro natura”. Se, come evidenziato sopra e come supportato dall’indagine, l’orientamento a non vaccinare per molti è strettamente legato alla mentalità di un “ritorno al naturale” (come la moda di seguire una dieta vegana o di partorire in casa), bisognerebbe responsabilizzare i genitori a un atteggiamento più consapevole, maturo e razionale, affinché non vengano più seguite certe mode quando c’è in gioco la salute dei propri figli, e di conseguenza anche quella degli altri. Emerge il fatto che molti genitori non sono correttamente informati riguardo ai vaccini: questo si evince dalla non trascurabile percentuale di genitori che non conoscono il calendario vaccinale, male interpretano o addirittura non leggono gli opuscoli informativi inviati dalla ASL.

La nostra esperienza come medici di medicina generale ha rafforzato questa deduzione; troppi genitori, anche di livello culturale elevato, sono ancora convinti che il vaccino anti Haemophilus influenzae serva a prevenire l’influenza stagionale! Una lettura distratta degli opuscoli informativi inviati dall’ASL, inoltre, porta alcuni genitori a scegliere di non vaccinare i figli perché considerano gravi alcuni effetti collaterali riscontrati in occasione di vaccinazione di altri figli o di conoscenti, effetti che in realtà sono specificati negli stessi opuscoli dell’ASL come possibili e assolutamente non preoccupanti. Quanto sopra rilevato fa capire quanto sia diventato oggi determinante il ruolo del professionista sanitario nel dispensare informazioni corrette riguardo a una questione importante come le vaccinazioni. Determinante il ruolo del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta: essi sono i primi a venire a contatto col paziente e le statistiche più recenti confermano la fiducia di cui godono. È dunque fondamentale che essi siano informati e aggiornati su rischi e benefici delle vaccinazioni, in modo da poter orientare i genitori verso una scelta consapevole che condizionerà il futuro dei loro figli.

Fonte: Rivista Società Italiana di Medicina Generale