Linee Guida Oftalmologia

Linee Guida Assistenza Anestesiologica in Chirurgia Oftalmica

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Assistenza Anestesiologica in Chirurgia Oftalmica – Linee Guida SOI – AAROI

Approvate dalla Società Oftalmologica Italiana nell’anno 2006 e aggiornate a Febbraio 2010

La SOI (Società Oftalmologica Italiana) e l’AAROI (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani) in relazione alle modalità ed alla qualità dell’assistenza anestesiologica in corso di chirurgia oftalmica, pubblicano il seguente documento come linee guida congiunte, studiate da un’apposita commissione mista. Lo scopo del presente documento è individuare uno standard di cura che salvaguardi la sicurezza ed il comfort intra e post-operatori del paziente, precisando gli ambiti di cura e di responsabilità specifici di ognuno dei professionisti coinvolti.

Premesso che il progresso della chirurgia oftalmica permette oggi livelli di cura e riabilitazione visiva di eccellente qualità in molte patologie, risultati ottenibili spesso in regime di “day surgery” ovvero, in sede di chirurgia oculistica ambulatoriale, è ferma intenzione delle Società scriventi la riaffermazione della massima dignità e delicatezza della chirurgia in questione, a prescindere dal regime alberghiero che in nessun modo ne caratterizza la difficoltà.

La chirurgia oftalmica, infatti, per la peculiare anatomia del bulbo oculare presenta difficoltà e rischi intrinseci (estrema reflessività vagale, difficile accesso alla bocca del paziente, necessità di coprire il viso stimolando reazioni di panico e claustrofobia, estrema delicatezza dei movimenti, rischio di gesti inconsulti del paziente in corso di chirurgia, visione di luci, lampi e sensazioni tattili durante la chirurgia, valenza emotiva del “dono della visione”, etc.) che non possono quantificarsi con la durata dell’intervento nè con la sua cruenza oggettiva. Ferme restando le normative di Legge più e più volte enunciate, le linee guida ed i requisiti minimi vigenti, redatti dal Legislatore anche in collaborazione con le Società Scientifiche, la SOI e l’AAROI intendono ribadire come il massimo livello di sicurezza del paziente rappresenti davvero il “golden standard” di ogni operatore sanitario e come ogni deroga da esso risulti agli scriventi inaccettabile. In merito alla presenza dell’anestesista nelle sale operatorie ove si effettuino interventi di chirurgia oftalmica, in qualsiasi regime di ricovero (ricovero urgente, ordinario, day-surgery/hospital, ambulatoriale), si enunciano i seguenti requisiti ritenuti imprescindibili al raggiungimento di uno standard al di sotto del quale l’erogazione delle prestazioni non avviene secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità:

  1. L’anestesista presente in sala operatoria per le anestesie oculistiche, siano esse locali o generali, garantisce la sicurezza del paziente e tutela la qualità del lavoro del chirurgo
  2. In nessun caso il regime di ricovero può dettare le caratteristiche di assistenza anestesiologica ritenuta necessaria al letto operatorio.

I pazienti vanno suddivisi per tipologia di anestesia programmata e per classe di rischio anestesiologico, oltre che per tipologia e durata presunta dell’intervento chirurgico. Le tipologie di anestesia necessarie agli interventi di chirurgia oftalmica vengono pertanto suddivise in:

  • Anestesia topica: Senza sedazione ansiolitica (somministrazione di modiche quantità di farmaci ansiolitici tipo benzodiazepine, etc). Con sedazione ansiolitica.
  • Anestesia per infiltrazione: Senza sedazione ansiolitica (somministrazione di modiche quantità di farmaci ansiolitici tipo benzodiazepine, etc). Con sedazione ansiolitica.
  • Anestesia loco-regionale (peri-bulbare, parabulbare, retro-bulbare): Senza sedazione o con sedazione ansiolitica (come sopra). Con sedazione ansiolitica e analgesica profonda (es: benzodiazepine associate ad oppiacei, propofol, etc) a rischio di depressione respiratoria.
  • Narcosi.

Il fabbisogno di personale anestesiologico di ogni gruppo operatorio, pertanto, dovrà essere compatibile con il carico di lavoro delle sale presenti nel gruppo operatorio e con le tipologie di anestesia praticate, nell’interesse della massima sicurezza del paziente. È ferma convinzione delle Società Scientifiche scriventi che lo standard di cura che maggiormente tuteli la sicurezza del paziente sia la presenza di un medico anestesista per ogni sala operatoria, e cioè per ogni paziente sottoposto a intervento chirurgico indipendentemente dal regime di ricovero e dalla tipologia di anestesia, dal momento che condizioni di urgenza imprevedibili, improvvise e di estrema gravità possono verificarsi anche in pazienti in buona salute nel corso di interventi ritenuti banali, come ampiamente documentato dalla letteratura e dall’esperienza di ognuno di noi. In particolare si ritiene imprescindibile e mai derogabile la presenza di un medico anestesista per ogni paziente in narcosi e in anestesia loco-regionale con sedazione analgesica profonda (es: per interventi di chirurgia retinica, orbitaria, pediatrici, cataratte complicate o in pazienti con gravi patologie sistemiche concomitanti). Nel solo caso di interventi in anestesia topica o per infiltrazione senza la necessità di alcuna sedazione o soltanto con una sedazione minima a scopo ansiolitico, e comunque mai nel caso di sedazioni profonde o utilizzo di pompe di infusione di farmaci, si ritiene accettabile, anche se sub-ottimale, l’utilizzo di un medico anestesista per 2 pazienti su 2 letti operatori distinti, ferme restando tutte le altre precauzioni ed obblighi quali il monitoraggio, la compilazione della scheda anestesiologica, la predisposizione di un accesso venoso preliminare all’esecuzione dell’anestesia. Questa ultima evenienza potrà garantire la sicurezza del paziente esclusivamente nel caso che si verifichi all’interno di strutture complesse ad alto volume di prestazioni con personale medico ed infermieristico di particolare e provata esperienza nel settore ed esclusivamente nel caso di pazienti in classe ASA 1-2, assistiti in sale operatorie attigue, all’interno del medesimo gruppo operatorio e con facile accessibilità, visibilità del monitoraggio e spostamento da un letto operatorio all’altro da parte del medico anestesista. In simili casi, tuttavia, il medico anestesista potrà a sua unica discrezione differire o fermare una delle due sale, qualora le condizioni di uno dei due pazienti richiedano il suo esclusivo interesse. In nessun caso i medici anestesisti assegnati alla sala operatoria (sia in rapporto 1:1 o 1:2 con i pazienti) potranno essere investiti di ulteriori compiti che li allontanino dal letto del paziente, quale pronta disponibilità per servizi terzi (mezzi di contrasto, guardia interna, visite anestesiologiche, etc), in quanto questo non garantirebbe la presenza continua del medico anestesista al letto del paziente in corso di intervento. Per ogni paziente verrà necessariamente compilata la scheda anestesiologica intra-operatoria a cura dell’anestesista presente in sala, con le specifiche inerenti i parametri vitali, i farmaci somministrati ed ogni annotazione l’anestesista ritenesse necessario, similmente a quanto avviene per ogni chirurgia, a prescindere dal regime di ricovero. La SOI e l’AAROI, congiuntamente, hanno inoltre stilato un algoritmo organizzativo dell’assistenza oftalmologica e anestesiologica che tuteli la sicurezza del paziente lungo tutto il percorso assistenziale diagnostico e chirurgico. Vengono di seguito riportate quelle che sono ritenute le tappe fondamentali del percorso di diagnosi e terapia chirurgica:

  • Visita Oftalmologica: Esame obiettivo, diagnosi, proposizione dell’intervento chirurgico con dettagliata spiegazione di rischi, benefici e alternative. Consegna dell’informativa SOI e del consenso informato. Prescrizione della lista di esami concordati con il medico anestesista.
  • Visita Anestesiologica: Anamnesi, visita anestesiologica Valutazione degli esami, eventuale ulteriore richiesta di esami. Compilazione della cartella anestesiologica. Valutazione di Classe ASA. Dettagliata spiegazione della tipologia di anestesia Consegna del modulo di consenso.
  • Accettazione nella struttura di cura: Controllo della sottoscrizione dei moduli di consenso anestesiologico e oftalmico. Accettazione del paziente, preparazione all’intervento. Esecuzione dell’intervento.

 

Linee Guida prevenzione dell’endoftalmite postoperatoria

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Premessa

L’endoftalmite è una rara complicanza della chirurgia oculare spesso associata ad una grave e permanente riduzione della capacità visiva con possibile perdita anatomica del bulbo oculare. Circa il 90% delle endoftalmiti si sviluppa dopo chirurgia della cataratta per il fatto che questa è la chirurgia oftalmica più praticata. Il principale fattore di rischio per lo sviluppo di endoftalmite sembra essere l’integrità della ferita chirurgica. Nella maggior parte dei casi il paziente è portatore del germe responsabile.

Introduzione Linee Guida prevenzione dell’endoftalmite postoperatoria 

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio locali preoperatori sono rappresentati dalle anomalie degli annessi e della superficie oculare: entropion, ectropion, blefarite, congiuntivite, canaliculite, ostruzione delle vie lacrimali, uso di lenti a contatto, uso di protesi oculare nell’occhio controlaterale. Sul piano generale sono da considerare a maggior rischio i soggetti che abbiano già avuto infezioni oculari, i soggetti immunodepressi (diabetici, dializzati, in terapia immunossoppressiva (steroidi), in terapia prolungata con antibiotici a largo spettro, con processi infettivi in atto) ed i soggetti di età avanzata (oltre 80 anni).

Fonti dell’infezione

La superficie oculare e gli annessi sono una importante possibile fonte di agenti infettivi. Sostanze e strumenti chirurgici utilizzati prima, durante e dopo l’intervento sono una fonte di infezione. Anche alcuni materiali delle IOL ed alcune sostanze viscoelastiche (idrossipropilmetilcellulosa, sodio ialuronato) possono rappresentare un veicolo dell’infezione. Un’importante fonte di infezione è rappresentata dalle stesse mani del paziente sia durante le manovre di automedicazione sia quando toccano l’occhio nell’immediato post operatorio(contro l’indicazione del chirurgo oculista) con mani non pulite. Questa situazione assume particolare gravità e significatività dopo essersi recati in bagno per espletare bisogni fisiologici o prestando assistenza a parenti malati cronici allettati.

Agenti eziologici

L’eziologia dell’endoftalmite varia in modo significativo a seconda dell’area geografica studiata. Lo spettro microbiologico può essere considerato simile per l’Europa ed il Nord America. In queste aree geografiche il 94.2% delle colture positive in corso di endoftalmite sono da Gram Positivi. Di queste il 70% sono da Stafilococchi Coagulasi Negativi, il 9.9% sono da Stafilococco Aureo, il 9% sono da Streptococchi, il 2.2% sono da Enterococchi, il 3% da altre specie Gram Positive. Nel 5.9% dei casi sono coinvolti germi Gram Negativi. In oltre il 30% dei casi di endoftalmite l’esame colturale è negativo. I motivi più frequenti sono rappresentati da una popolazione microbica troppo scarsa, da una spontanea sterilizzazione in risposta al processo infiammatorio (in particolare per alcune specie come lo Stafilococco Epidermidis), da una infiammazione non settica (Toxic Anterior Segment Syndrome – TASS).

Prima della chirurgia

Oltre alle consuete raccomandazioni sull’erogazione del consenso informato si raccomanda di evidenziare sempre nella cartella clinica la presenza di fattori di rischio locali o sistemici. I portatori di lenti a contatto devono sospendere l’uso delle lenti in entrambi gli occhi prima dell’intervento. I portatori di protesi oculare nell’orbita controlaterale devono sospendere l’uso della protesi prima dell’intervento. Nei soggetti in terapia immunosoppressiva è opportuno valutare insieme all’immunologo la durata dell’eventuale sospensione della terapia. A giudizio del medico, può essere considerata la somministrazione di colliri antibiotici nei due giorni precedenti l’intervento.

Il giorno dell’intervento

  1. ritiro dell’atto di consenso debitamente compilato
  2. verifica che il paziente abbia rispettato eventuali indicazioni preoperatorie circa l’uso di lenti a contatto, protesi o farmaci
  3. verifica che il paziente abbia assunto l’eventuale terapia sistemica con cui è abitualmente in trattamento e che le condizioni generali e locali siano rimaste invariate
  4. verifica che entrambi gli occhi non abbiano in corso eventuali processi infiammatori od infettivi
  5. preparazione del personale di sala operatoria: tutto il personale di sala operatoria deve essere in condizioni di minimo rischio di contaminazione dell’ambiente chirurgico (copricapo, mascherina che copra naso e bocca, divisa e calzari dedicati)
  6. preparazione del chirurgo: il chirurgo deve essere in condizioni di sterilità (copricapo, mascherina che copra naso e bocca, divisa e calzari dedicati, camice sterile, guanti sterili). Il camice ed i guanti devono essere sostituiti al termine di ogni procedura chirurgica.
  7. preparazione del paziente prima dell’accesso alla sala operatoria:

    a. somministrazione di eventuali altre terapie locali oculari come ad esempio midriatici ed antibiotici
    b. il paziente deve essere preparato per accedere alla sala operatoria in condizioni di minimo rischio di contaminazione dell’ambiente chirurgico (copricapo, sovrascarpe e vestaglia monouso)

  8. preparazione del paziente in sala operatoria:

    a. posizionamento sul lettino operatorio
    b. eventuale accesso venoso
    c. monitoraggio cardiorespiratorio con ossimetro e bracciale della pressione a cura dell’anestesista

  9. preparazione dell’occhio da operare:
    a. confermare se occhio destro o sinistro
    b. accurata disinfezione della cute perioculare e periorbitaria con soluzione di iodopovidone al 5% per uso oftalmico monouso
    c. accurata disinfezione del sacco congiuntivale mediante instillazione ripetuta di soluzione di iodopovidone al 5% per uso oftalmico monouso
    d. apposizione di telo monouso sterile con accesso adesivo al bulbo oculare avendo cura di coprire integralmente le ciglia
    e. apposizione del blefarostato
    f. lavaggio accurato con soluzione salina bilanciata
  10. esecuzione dell’intervento: A giudizio del chirurgo valutare l’opportunità di somministrare in camera anteriore 1 mg di cefuroxime in 0.1 ml di soluzione salina allo 0.9% per uso oftalmico monouso
  11. medicazione del paziente: a giudizio del chirurgo l’occhio viene medicato con collirio antibiotico chinolonico monouso i dati identificativi – codice a barre – di tutto il materiale utilizzato per l’intervento – IOL, viscoelastica, antibiotico, ecc. – devono essere allegati alla cartella clinica;
  12. controllo da parte del personale di sala delle condizioni psicofisiche del paziente e trasferimento in sala attesa/dimissioni
  13. rilascio di istruzioni scritte per il periodo postoperatorio durante il quale non è da ritenere utile la somministrazione di antibiotici per via generale

Dopo l’intervento

Necessità di visita oculistica di controllo entro 72 ore dalla procedura chirurgica.

Linee Guida Clinico Organizzative Sulla Chirurgia Della Cataratta

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Linee Guida Clinico Organizzative Sulla Chirurgia Della Cataratta
Primo Aggiornamento Novembre 2015

Di seguito trovate la premessa e i primi due capitoli delle linee guida. Per leggere il documento per intero potete cliccare qui.

Premessa

L’avanzamento delle tecniche chirurgiche e il conseguente progressivo aggiornamento del personale medico e non medico, l’utilizzo di farmaci all’avanguardia nell’induzione dell’anestesia e nel controllo del dolore postoperatorio, l’introduzione di più sofisticati presidi chirurgici, consentono oggi in tutte le discipline chirurgiche di ottenere ottimi risultati anche in pazienti molto anziani, tendenza che si svilupperà sempre più nel futuro in considerazione dell’invecchiamento della popolazione. Questo sviluppo avviene in una situazione economico-finanziaria difficile per tutti i Paesi industrializzati e in particolare per l’Italia gravata da un debito pubblico eccessivo e, quindi, obbligata a una profonda revisione della spesa pubblica, all’interno della quale una quota importante è destinata alla sanità: la domanda di prestazioni sanitarie aumenta, le risorse finanziarie tendono a diminuire o a rimanere stabili rispetto al PIL, per cui coniugare l’efficacia, l’efficienza, l’economicità e l’etica appare difficile. Il giusto equilibrio tra questi principi è complesso e richiede il coinvolgimento dei portatori di interessi (stakeholders) affinché siano garantite accessibilità, sicurezza e qualità delle prestazioni per il cittadino e sicurezza per gli operatori. Questi aspetti assumono grande rilevanza alla luce dell’aumento del contenzioso legale in tutti i Paesi, compresa l’Italia, che impone un’analisi approfondita sulla responsabilità professionale e sulla gestione del rischio clinico. In questo scenario, s’inseriscono profonde trasformazioni dei modelli organizzativi: in molti Paesi è aumentata la percentuale d’interventi trasferiti dall’assistenza in regime di ricovero – ordinario e diurno – a quello ambulatoriale garantito sia nelle strutture ospedaliere che non ospedaliere, con grandi vantaggi sia per i pazienti e i loro familiari sia per gli operatori e le strutture erogatrici che possono razionalizzare meglio i costi di produzione. La terminologia internazionale utilizzata per indicare l’assistenza diurna chirurgica è molto diversa: a) il termine ambulatory surgery deve considerarsi sinonimo di day-surgery e same day-surgery; b) in alcuni Paesi (Stati Uniti, Australia, Canada), le attività chirurgiche diurne non sono effettuate in regime di ricovero, bensì sono considerate nel settore outpatient (corrispondente al nostro settore ambulatoriale) e sono remunerate con tariffe ad hoc; c) in altri Paesi (Italia, Spagna), esse sono per la maggior parte comprese nel settore del ricovero, seppure limitato ad alcune ore del giorno (day surgery e one day surgery) e sono remunerate con riferimento ai DRG. Tale diversa collocazione non è indifferente sotto vari aspetti: organizzazione, sicurezza dei pazienti e degli operatori, modalità di finanziamento, dati statistici. In Italia la distinzione tra day surgery (regime di ricovero diurno) e chirurgia ambulatoriale non è stata chiarita né da un punto di vista terminologico né organizzativo e, conseguentemente, remunerativo. Il tema è importante vista l’introduzione, al comma 5 dell’art. 6 del Patto per la salute del 3 dicembre 2009 (Razionalizzazione della rete ospedaliera e incremento dell’appropriatezza nel ricorso ai ricoveri ospedalieri), di un elenco di interventi e procedure (108) che le regioni e le province autonome debbono erogare in regime ambulatoriale trasferendole dal regime di ricovero ordinario e diurno, potendo definire per le singole prestazioni o per pacchetti di prestazioni, in via provvisoria, adeguati importi tariffari e adeguate forme di partecipazione alla spesa, determinati in maniera da assicurare minori oneri a carico del Servizio Sanitario Nazionale rispetto alla erogazione in regime ospedaliero. Si sta delineando anche in Italia uno scenario simile a quello di altri Paesi, dove in regime ambulatoriale sono effettuate numerose attività oggi erogate in regime di ricovero ordinario e diurno, con effetti sulla rete ospedaliera non solo in termini di diminuzione del numero di posti letto, ma di ristrutturazione dell’offerta. Il tema investe anche le strutture private che oggi erogano prestazioni ricomprese negli elenchi del Patto per la salute del 2009 ma che non sono classificate come strutture di ricovero: a titolo esemplificativo quelle che erogano prestazioni oculistiche.

La tendenza sarà sempre più quella di operare economie di scala concentrando le attività ambulatoriali in strutture dedicate, all’interno ma anche lontane dagli ospedali, per favorire l’ottimale utilizzo delle risorse umane e un abbattimento dei costi di produzione. Si creerà pertanto un’area, negli altri Paesi individuata con il termine di Day Care o Ambulatory Care (assistenza diurna), che si caratterizzerà per la concentrazione di percorsi assistenziali programmati (esclusa l’emergenza-urgenza) che potranno svilupparsi in un arco temporale variabile dalle poche ore alle 23 ore, con tariffe omnicomprensive delle prestazioni erogate nei percorsi e con l’utilizzo fisico, ove necessario, di posti letto che, però, perdono la loro valenza di posto letto equivalente e non rientrano nello standard di dotazione fissato a livello nazionale e regionale. Per questo appare importante definire con chiarezza cosa si intenda con il termine chirurgia ambulatoriale, stabilendone i requisiti, le modalità di debito informativo e la relativa remunerazione. L’introduzione di un adeguato sistema di rilevazione informativa su base nazionale appare urgente per disporre di un flusso nazionale sulla base di schede di rilevazione adeguate. Nel 2012, è stata istituita presso il Ministero della Salute una Commissione nazionale con il compito di definire i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi della chirurgia ambulatoriale da sottoporre alle Regioni. L’oftalmologia è una delle discipline chirurgiche che maggiormente ha contribuito e contribuisce alla diversificazione del flusso dei pazienti verso forme alternative al ricovero e i dati del Nuovo Sistema informativo sanitario del Ministero della salute lo dimostrano. La SOI è stata la prima società scientifica che ha introdotto il concetto di chirurgia ambulatoriale negli Atti approvati dalla Commissione ministeriale sulla chirurgia ambulatoriale oculistica istituita con decreto del Ministro della sanità del 4 agosto 2000, di seguito riportata: “ con il termine di chirurgia ambulatoriale oculistica si intende il modello organizzativo e amministrativo che consente di effettuare interventi chirurgici o anche procedure diagnostiche e/o terapeutiche invasive e seminvasive senza ricovero, in ambulatori o ambulatori protetti, in anestesia topica, locale e/o loco regionale”. Ovviamente il concetto importante è quello del “senza ricovero”, concetto amministrativo, stante la possibilità di eseguire questo intervento anche in ambiente ospedaliero. L’aspetto fondamentale è legato al rispetto di requisiti strutturali (sale operatorie adeguate), tecnologici (impianti e strumentazione) e organizzativi (personale) idonei.

2 – La chirurgia della cataratta: volumi e modalità di erogazione

In Italia sono eseguiti annualmente 550.000 interventi di cataratta di cui 19.362 in regime di ricovero ordinario, 124.828 in regime di day surgery e 412.000 in regime ambulatoriale. Nel valore totale sono ricompresi gli interventi effettuati nel settore privato non accreditato, pari a circa 25-30.000 interventi. A tali valori si è giunti sulla base delle considerazioni seguenti. Nel 2011, le attività per acuti in regime ordinario per l’MDC 02, Malattie e disturbi dell’occhio, riportano 99.169 dimissioni, pari all’1,4% delle dimissioni totali e cioè 10.757.733. Delle 99.169 dimissioni, 59.502 sono effettuate in regime di ricovero limitato a pochi giorni. All’interno dell’MDC 02 è ricompreso il DRG 039, “interventi sul cristallino con o senza vitrectomia” che registra 19.362 dimissioni, pari a 35.061 giornate di degenza, con una degenza media di 1,8 giorni. Ben 13.221 dimissioni su 19.362 sono di 1 giorno, pari al 68,3%. Ciò significa che gli interventi di cataratta effettuati in regime di ricovero ordinario per la maggior parte dei casi sono effettuati in one day surgery (day surgery con pernottamento, che viene registrata tra i ricoveri ordinari di 1 giorno). Solo 6.141 casi superano tale limite temporale probabilmente in correlazione a interventi complicati o quadri clinici sistemici di difficile gestione. Le dimissioni per MDC 02 in day hospital/day surgery (ricovero diurno) presentano valori opposti a quelli in regime di ricovero ordinario: le prestazioni effettuate sono state 248.055 nel 2011, pari all’8,8% delle 2.833.382 dimissioni totali (valori tra i più alti tra le discipline chirurgiche) con 447.679 accessi ed una media di 1,8 accessi ciascuno. Del totale dei 248.055 accessi diurni, 124.828 (pari al 50,3% dei casi) sono da ascrivere al DRG 039, che corrispondono al 4,4% delle dimissioni totali. Il 60,5% delle cataratte si è svolto con accesso unico. Il numero di interventi di cataratta in day surgery è 6,5 volte superiore a quelle in regime ordinario. Sommando i 124.828 interventi di cataratta in regime di day surgery ai 13.221 in one day surgery (ricovero ordinario di 1 giorno) si ricava che sono 138.049 gli interventi di cataratta (su un totale di 144.190 effettuati in regime di ricovero) garantiti in regime di ricovero diurno nel SSN da parte di strutture pubbliche e private accreditate. L’intervento di cataratta, è ricompreso tra i 108 DRG a rischio inappropriatezza e, da tempo, è stato trasferito in regime ambulatoriale, non in modo uniforme tra le Regioni. La stima del numero di interventi di cataratta eseguiti secondo tale modello organizzativo è resa complessa dall’assenza di un flusso nazionale che rilevi questi interventi come avviene per quelli in regime di ricovero registrati nella Scheda di Dimissione Ospedaliera. Per ricavare un dato verosimile si è partiti da un confronto con l’Inghilterra: secondo il Royal College of Ophthalmologists, nel 2008, gli interventi di cataratta sono stati nel Paese 329.447 (circa 50 milioni di abitanti con una popolazione di anziani pari al 15%), mentre l’Italia conta 60 milioni di abitanti con una popolazione anziana del 21%. Utilizzando lo stesso tasso di interventi (pur vecchio di 4 anni e quindi sottostimato) si ottiene la proiezione a 550.000 interventi di cataratta/anno. Detraendo i 138.049 interventi eseguiti in regime di ricovero diurno si ottiene un valore di 412.000 interventi di cataratta eseguiti in regime ambulatoriale. Sono da segnalare le disomogeneità territoriali nell’esecuzione di questo intervento nei vari regimi assistenziali. Ad esempio, il tasso di ospedalizzazione per questo intervento è mediamente pari nel Paese a 951,13 con ampie variazioni, dal 71,39 del Lazio (significa che in questa regione sono eseguiti pochissimi interventi in regime di ricovero ordinario o diurno) al 4.394,05 della P.A. di Trento (scarso ricorso al regime ambulatoriale), a dimostrazione dell’urgenza di definire con chiarezza i requisiti organizzativi della chirurgia ambulatoriale e le modalità di trasferimento degli interventi dal regime di ricovero. La cataratta è un esempio di patologia dell’invecchiamento e per questo rappresenta di gran lunga il più frequente intervento tra le diverse discipline chirurgiche e il numero di interventi è destinato a crescere con l’aumentare dell’età della popolazione, soprattutto in Italia, che nel 2030, potrebbe essere in assoluto il Paese più vecchio del mondo.