Linee Guida Scienze Motorie

Il gioco e la convivenza civile

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La convivenza civile è una dimensione trasversale e si basa essenzialmente sulla consapevolezza che, alla base di ogni attività, vi sono regole condivise. Nel gioco motorio (come accennato nell’articolo precedente su Il Gioco Motorio dei bambini)  il bambino viene guidato al rispetto delle regole e degli altri bambini, al rispetto dell’ambiente e all’utilizzo corretto delle attrezzature, a comportamenti idonei al raggiungimento delle finalità che ci si è proposti, all’ascolto delle indicazioni dell’insegnante.
In ogni gioco è essenziale: 

  • Conoscere le regole del gioco che si sta praticando, condividerle e rispettarle 
  • Non invadere lo spazio altrui 
  • Rispettare il proprio turno 
  • Indossare un abbigliamento appropriato 
  • Non masticare la gomma o altro 
  • Non parlare tutti insieme 
  • Nei giochi di squadra, saper equilibrare la propria partecipazione

L’attività motoria nella scuola primaria è strettamente collegata agli altri ambiti disicplinari. Le diverse discipline vengono infatti aggregate in ambiti disciplinari dal Collegio dei docenti e, quasi ad evidenziarne la pari dignità, non è consentito raggruppare le tre educazioni (motoria, musicale, all’immagine) in un unico ambito. Diffusa è la tendenza che porta ad associare l’educazione motoria a storia-geografia-studi sociali sottolineando gli aspetti di organizzazione spazio-temporale comuni a queste discipline, mentre l’educazione all’immagine e l’educazione al suono e alla musica vengono inserite nell’ambito linguistico, in nome di un prevalente carattere di espressività proprio di tale aggregazione. Di fatto poi, sull’organizzazione, finiscono per influire anche esigenze diverse con soluzioni anche diversificate.

Playground
Aree gioco per bambini

STRUMENTI DIDATTICI per il gioco motorio

L’anima di tutte le proposte che possono essere presentate agli alunni è sempre quella del gioco, dove l’insegnante è educatore, istruttore ed animatore allo stesso tempo: il gioco è strumento educativo e strategia didattica, il gioco è forma privilegiata di comunicazione, conoscenza e relazione con gli allievi. Occorre quindi conoscere e sperimentare tutte le forme praticabili di gioco a contenuto motorio: dai giochi liberi a quelli con regole, dai giochi di esercizio a quelli programmati, dai giochi imitativi a quelli popolari e tradizionali. L’impiego costante di piccoli attrezzi e oggetti semplici, che i bambini possono facilmente manipolare ed usare in varie situazioni e nei modi più diversi, garantisce comunque consistenza e significatività all’attività motoria. Il metodo di insegnamento è generalmente di tipo globale, basato su proposte accessibili a tutti gli alunni. L’insegnante partecipa alle attività entrando e uscendo dal proprio ruolo istituzionale per interagire con i bambini da differenti punti di vista L’ambiente più idoneo per lo svolgimento di attività di gioco motorio, è costituito da un ampio spazio al chiuso o all’aperto con la possibilità di utilizzo di una serie di piccoli attrezzi codificati e non. Valutazione La valutazione può essere definita come un processo sistematico di controllo del raggiungimento o meno degli obiettivi prefissati ed ottenuti dal bambino:

  • non è il risultato di una osservazione casuale o incontrollata
  • implica che ci sia stata una scelta di obiettivi, senza la quale non è possibile giudicare con chiarezza la natura e l’estensione dell’apprendimento.

In genere la valutazione motoria per i più piccoli si limita ad individuare se il bambino è in grado o meno di eseguire una determinata azione motoria; risulta quindi più complessa e articolata la preparazione delle verifiche che devono essere adeguate alle attività svolte e alle reali possibilità fisiche degli alunni. L’agonismo va rispettato circoscritto all’ambito del rispetto delle regole; la competizione tra gruppi di bambini può rappresentare un momento di libero sfogo e di sano confronto, ma costituisce anche una condizione importante per l’analisi e la comprensione, da parte dell’insegnante, di comportamenti individuali dei bambini in condizioni diverse.

A scuola, il gioco motorio può essere praticato nel contesto dell’educazione fisica. Ma cosa intendiamo per educazione fisica e quali sviluppi ha avuto nella scuola elementare? Proponiamo una rapida sintesi attraverso tre tappe: i Programmi del 1955, i Programmi del 1985 e le recenti Indicazioni Nazionali allegate alla L.53/03 di riforma del sistema scolastico.

I Programmi didattici per la scuola primaria (DPR 14 giugno 1955, n. 503) collegano strettamente educazione ed educazione morale e civile considerandola “un mezzo che induce l’alunno a rispettare e padroneggiare il proprio corpo, a ordinare la tumultuaria esplosione delle energie, tipica della fanciullezza, e come tirocinio all’autocontrollo, all’autodisciplina e alla socievolezza”. Non si trascura il valore del gioco motorio, cui si richiama nella parte relativa ai programmi di 1° e 2° classe “In ogni giornata scolastica trovino adeguato ed opportuno posto, possibilmente all’aperto, giochi ed esercizi che, mentre giovino ai fini dell’educazione alla socievolezza, valgano a sveltire ed a correggere i movimenti e consentano al fanciullo di esprimersi gioiosamente in canti e ritmi rivolti all’armonico sviluppo delle attitudini fisiche e morali.” Per le classi 3° 4° e 5° si dice “L’educazione fisica si consideri connessa all’educazione morale e civile come mezzo che induce l’alunno a rispettare e a padroneggiare il proprio corpo, a ordinare la tumultuaria esplosione delle energie, tipica della fanciullezza, e come tirocinio all’autocontrollo, all’autodisciplina e alla socievolezza. L’insegnante avrà cura che l’alunno esegua esercizi relativi all’ordine e alla marcia, alla corsa, ai saltelli e ai salti. Negli esercizi di squadra sia dato conveniente posto alle forme ritmiche atte ad assicurare la scioltezza, l’espressività e l’armonia dei movimenti. In questa fase del suo lavoro l’insegnante potrà far tesoro, anche in connessione col canto corale, degli elementi del folklore locale. I giuochi ordinati di movimento di gruppo continuano ad avere il loro posto in questo ciclo e si precisano non solo per l’aspetto ricreativo, ma anche per la loro forma di educazione alla lealtà, alla gentilezza, all’armonia del gioco sportivo. Giochi ed esercizi fisici debbono svolgersi, per quanto e possibile, all’aperto. L’insegnante vigilerà sullo sviluppo fisico dei singoli fanciulli e consulterà il medico nei casi di sospette alterazioni anatomiche o funzionali, e terra presente che l’attività fisica comporta un impegno di energie al pari dello studio. “

L’educazione fisica diviene educazione motoria nei Programmi del 1985 (DPR 12 febbraio 1985 n.104), quando si svincola dalla funzione igienico-moralistica “La scuola elementare, pertanto, nell’ambito di una educazione finalizzata anche alla presa di coscienza del valore del corpo inteso come espressione della personalità e come condizione relazionale, comunicativa, espressiva, operativa, favorisce le attività motorie e di gioco-sport”. Il movimento è considerato al pari degli altri linguaggi, integrato nel processo di sviluppo dell’autonomia personale. Si prendono le distanze dal configurarla come un “prematuro avviamento alle discipline sportive” ma è vista piuttosto, soprattutto nel ricorso alle attività di gioco, come sviluppo di capacità trasversali: la percezione e conoscenza del corpo, lo sviluppo di comportamenti razionali attraverso la percezione delle regole, il miglioramento delle capacità espressive. Hanno molto rilievo le attività ludiche e seppure ci sono indicazioni relative al rapporto tra fare e pensare, ci si limita al riconoscimento della sensibilità corporea come premessa ai successivi saperi formali, base di molte forme di conoscenze anche disciplinari, come nel caso della geometria, della geografia ecc.

Infine, le Indicazioni Nazionali per i Piani personalizzati nella scuola primaria, allegate al decreto leg.vo 59/04 attuativo della L.53/03, abbiamo le “Scienze motorie e sportive” con obiettivi conoscitivi e abilità che vengono puntualmente declinate per la prima classe, per la seconda e terza e per la quanta e quinta, seguendo l’articolazione ciclica del segmento primario (1+2+2). Si passa da un ruolo prevalente della conoscenza e del controllo del corpo alla consapevolezza del linguaggio corporeo e alla capacità di utilizzo consapevole della propria gestualità e capacità motoria e infine a un controllo a carattere più globale della corporeità (respirazione, miglioramento delle proprie capacità). Il gioco attraversa lo sviluppo delle diverse fasi ed ha inizialmente un ruolo di avvio al gioco collettivo e al rispetto delle indicazioni e delle regole e successivamente accentua gli aspetti di cooperazione e di interazione. L’educazione motoria incrocia i temi della conoscenza dei giochi tradizionali, dell’alfabeto motorio, della salute e del benessere, dell’educazione alimentare, della prevenzione degli infortuni.

Il Gioco Motorio

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I giochi per bambini

Il gioco è la principale attività del bambino nella sua prima infanzia. Esso non ha finalità utilitaristiche ed è un fenomeno spontaneo.
Il gioco rappresenta per il bambino non solo ciò che nell’uomo è l’attività cosciente, bensì anche una gamma estesa di manifestazioni della vita infantile quali, la curiosità, la combattività, l’imitazione. Il gioco, quindi, è un fenomeno essenzialmente umano che si manifesta con attività originate da un bisogno naturale di operare, di cimentarsi, di affrontare difficoltà, di riuscire a compiere determinate imprese, di contrapporsi al proprio simile, di superare con la tenacia o con l’astuzia o con qualità motorie ostacoli o quant’altro possa costituire un obiettivo ambito o piacevole o difficile o fantasioso. Sotto il profilo motorio, il gioco rappresenta un mezzo di ginnastica spontanea, libera da schemi precisati, con un forte potenziale educativo.

Il gioco è educativo per una serie di motivi e di caratteristiche:

  1. attraverso l’esercizio ludico il bambino esprime gli impulsi e i moti del suo animo in un ambiente psicologicamente libero;
  2. esso è di grande utilità pedagogica perché dà all’alunno la possibilità di estrinsecare e di far esplodere le sue energie e quindi assolve funzione di riequilibratore delle condizioni biologiche;
  3. permette di rivelare le inclinazioni temperamentali e quindi la natura psicologica dei fanciulli, dando all’educatore la possibilità di interventi opportuni e adeguati al loro comportamento;
  4. fondamentalmente esso è costituito da attività piacevoli, ricercate e attese e quindi, se fatto bene, nel momento propizio, allenta la tensione e la noia e come tale può essere educativo;
  5. è spesso un rilevante attivatore delle grandi funzioni dell’organismo e, come tale, assume un contenuto di educazione igienica. Per tutti questi motivi il gioco rientra pienamente nel quadro delle attività impiegate al fine di concorrere all’educazione.
bambini gonfiabili
Bambini giocano su gonfiabili

Il bambino e il suo copro

Il bambino che gioca affina le sue qualità psichiche perché nelle attività ludiche egli orienta le sue azioni verso una determinata finalizzazione o verso campi dominati dalla fantasia creativa. Si genera un maggior impegno dell’intelligenza, dell’attenzione, del pensiero e della volontà, il che concorre a migliorare tali qualità della mente. Il bambino, poi, nell’esplicazione del gioco collettivo (il gioco è incompleto e carente se non è collettivo) trova nei compagni una rispondenza che nasce dalle affinità fisiche e psichiche. I giochi, oltre a migliorare la struttura fisiologica del bambino, perfezionano la psicomotricità e naturalmente, assieme al sistema nervoso motore, interessano anche il sistema muscolare e quello articolare. E’ così che i giochi, nella loro multiforme varietà, coltivano, affinano e perfezionano le qualità dominanti quali sono di volta in volta la velocità, la coordinazione, la prontezza, la destrezza, l’abilità, i riflessi, la resistenza, le dissociazioni. Si può affermare che il gioco è un grande mezzo ortogenetico e auxologico, cioè un mezzo per favorire la normale crescita dei ragazzi. Sotto il profilo pedagogico esso è scuola di creatività e di formazione ai valori. Nel gioco il bambino produce, esprime e applica qualcosa di assolutamente personale, qualcosa di continuamente nuovo, che manifesta con la sua notorietà, il suo animo, il suo sentire, il suo lavoro costruttivo, la sua personalità.

Schemi motori di base dei bambini

Il bambino esprime, soprattutto con il gioco, un’attività tipica della sua età. Il fattore più saliente dell’attività ludica è la FANTASIA. La fantasia è una sorta di rievocazione di cose e di fatti, è un dato necessario alla formazione del bambino perché essa, assieme a qualche dato sensoriale e mnemonico, gli serve a costruire un primo indefinito lembo di realtà: un bambino con un cappello di carta e con una bacchetta si sente un generale sul campo di battaglia; a cavalcioni di un qualsiasi bastone si sente dominatore di focosi destrieri, ecc… Fino ai cinque anni il gioco del bambino è all’insegna della fantasia, in quanto grazie ad esso riesce ad evadere dal mondo della sua abituale vita familiare dal quale egli sa di dipendere interamente. Il gioco ha una genesi che per sua natura è motoria. Infatti, nel primo anno di vita il bambino gioca toccandosi i piedini, stringendosi le mani, palpeggiandosi tutto il corpo; più avanti egli imparerà a strisciare, ad alzarsi, a camminare, a correre. Queste fasi sono una continua conquista che il bambino fa accompagnando con il suo sorriso, che non è altro che una manifestazione di felicità. Dal gioco motorio passa poi a quello scenico, che di solito è ancora motorio, ma in cui il bambino è capace di esprimere a modo suo tutto se stesso. Verso i cinque anni, quando la fantasia cederà il passo alla realtà, è la volta del gioco fatto in compagnia del coetaneo e allora subentrano altri fattori che sono soprattutto sociali perché il bambino deve assumere un certo contegno di fronte all’altro. Il gioco è, quindi, l’attività tipica dei bambini; non giocano o giocano poco, i bambini diversamente abili o con qualche problema. Per il bambino il gioco rappresenta un bisogno di continuo adattamento all’ambiente nel quale vive. Giocando egli acquista forza e vigore fisico, agilità motoria e soprattutto intelligenza. Nel gioco egli riproduce a modo suo e con sue interpretazioni espressive, ciò che vede fare ai grandi. Inoltre, giocando e movendosi, i bambini si liberano dalle inibizioni e diventano padroni di se stessi e capaci di autocontrollarsi. La corporeità e la motricità contribuiscono alla crescita e alla maturazione complessiva del bambino, promovendo la presa di coscienza del valore del corpo, inteso come una delle espressioni della personalità e come condizione funzionale, relazionale, cognitiva, comunicativa e pratica da sviluppare in ordine a tutti i piani di attenzione formativa. Le tappe evolutive di ogni individuo partono dalla dominanza del “corpo vissuto” per passare alla prevalenza della discriminazione percettiva e giungere alla rappresentazione mentale del proprio corpo statico e in movimento. Verso i sei anni il bambino effettua una prima forma di controllo segmentario degli schemi dinamici generali, imita contemporaneamente posizioni globali del corpo e posizioni combinate dei suoi segmenti, riconosce la destra e la sinistra da sé, discrimina e riproduce strutture ritmiche varie e articolate. I traguardi di sviluppo da perseguire consistono, da una parte, nello sviluppo delle capacità sensopercettive e degli schemi motori di base dinamici e posturali per adattarli ai parametri spazio-temporali dei diversi ambienti, dall’altra nella progressiva acquisizione della coordinazione dei movimenti e della padronanza del proprio comportamento motorio nell’interazione con l’ambiente. Interagire con l’ambiente, dal punto di vista motorio, significa applicare la capacità di progettare e di attuare la più efficace strategia motoria e di intuire-anticipare quella degli altri, comprese le dinamiche degli oggetti, nel corso delle attività motorie.