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Home Articoli Scientifici Neurologia Gli interventi di sollievo per malati con demenza e caregiver
Articoli Scientifici - Neurologia

 

Una revisione Cochrane prende in considerazione gli studi controllati condotti su pazienti affetti da varie forme di demenza e, dunque, oggetto di assistenza continua, confrontando coloro che usufruiscono di un intervento o ricovero di sollievo con quelli che, invece, non lo ricevono.

In pazienti affetti da demenza di varia natura il ruolo del caregiver (colui che assiste, letteralmente, generalmente un familiare, ma anche un badante) è estremamente gravoso per la continua assistenza richiesta. I cosiddetti “moduli respiro” oppure “ricoveri di sollievo” (secondo le dizioni in uso nelle aziende sanitarie italiane) rappresentano varie modalità per sollevare temporaneamente chi si occupa dell’assistenza a domicilio di un paziente affetto da demenza. Gli interventi differiscono fra loro per sede (soggiorno in struttura residenziale oppure in “diurno” con il ritorno a casa per la notte oppure intervento a domicilio), per le caratteristiche del personale (qualificato, generico, volontari), per la durata (da poche ore per settimana, ad alcune settimane). Probabilmente, molte famiglie non si avvalgono di questo tipo di servizio perché ritengono di gestire al meglio la propria situazione, non desiderano interrompere una consolidata routine, oppure non trovano nel proprio contesto la modalità di sostegno che gradirebbero o, ancora, temono che sia una specie di abbandono del loro congiunto o che al termine del periodo di sollievo si sentirebbero ancora più gravati.

Protocollo

Nella revisione Cochrane di Lee e Cameron vengono presi in considerazione studi controllati in pazienti affetti da varie forme di demenza, oggetto di assistenza continua, confrontando coloro che usufruiscono di un intervento di sollievo per l’abituale caregiver verso coloro che non lo ricevono. Gli studi considerano qualunque tipo d’intervento, residenziale o domiciliare, che sollevi il caregiver per intervalli di tempo inferiori al 50% del tempo totale di assistenza considerato.
L’outcome primario è il tasso d’istituzionalizzazione. Gli outcome secondari per il paziente sono: mortalità, condizioni fisiche, trattamenti farmacologici, condizioni cognitive ed altre funzioni mentali, disturbi comportamentali, qualità di vita, evidenza di abusi. Gli esiti secondari per il care-giver sono: carico di lavoro, stress psico-fisico, condizioni di salute ed economiche, qualità di vita.

Sono stati inclusi nella revisione solo tre studi controllati che presentano validi requisiti metodologici (randomizzazione ed elaborazione statistica adeguata; non è stata in nessun caso effettuata in cieco la valutazione degli esiti).

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Fonte: Mariolina Congedo, neurologo ASS 4 "Medio Friuli", Distretto di Udine

 


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