| Articoli Scientifici - Neurologia |
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Sopravvivere a un ictus è già un «fortuna», dal momento che in quasi la metà dei casi questa patologia porta a morte entro il primo anno, e molto spesso lascia una invalidità, che talora può essere anche grave. In Italia ogni anno si verificano circa 185mila ictus, di cui 150mila sono dovuti a nuovi casi, mentre 35 mila sono le recidive, quelle che la prevenzione secondaria dovrebbe appunto evitare o almeno limitare. Eppure, chi riesce a superare questa dura prova, non sempre assume poi i farmaci necessari per fare in modo che non si ripeta. Lo rivela i preoccupanti numeri di uno studio statunitense e pubblicato dalla rivista Archives of Neurology da parte di un gruppo di ricercatori americani guidati da Cheryl Bushnell. Secondo lo studio, un quarto delle persone che sono state colpite da ictus, dopo tre mesi dall'evento acuto smette di prendere i farmaci che gli erano stati prescritti per ridurre il rischio di andare incontro a un successivo ictus. Il dato è stato riscontrato su circa 2.600 pazienti in 106 differenti ospedali. Ne è emerso inoltre che a tre mesi dall'evento acuto un quarto delle persone non prende più ai farmaci come prescritto, probabilmente per una serie di motivi diversi. Non sempre, però, è il paziente che, autonomamente, sospende le cure: a volte, dice lo studio, è il medico di famiglia a prendere la decisione, non essendo del tutto d'accordo con la continuazione a lungo termine della cura.L'aspetto comunque più interessante dello studio, tuttavia, è l'identificazione di alcuni fattori che sembrano associati alla probabilità della continuazione della terapia di prevenzione secondaria. Chi è più restio ad abbandonare la cura farmacologica sono le persone con un disturbo cardiaco associato, e coloro ai quali sono state prescritte cure non eccessivamente complicate dalla presenza di troppi farmaci. Poi c'è la variabile della qualità di vita: maggiore è la qualità percepita dal paziente, più forte sarà la sua determinazione a fare una attenta prevenzione secondaria per evitare possibili ulteriori danni. Infine, si è rivelata importante anche la formazione verso medico curante e paziente sull'importanza della prevenzione secondaria, e siano state date chiare indicazione su come fare per rifornirsi successivamente dei farmaci di cui si ha bisogno. Fonte: corriere.it |
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