| Articoli Scientifici - Gastroenterologia |
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Il lattosio è un disaccaride presente soltanto nel latte dei mammiferi e nei suoi derivati, in quanto viene sintetizzato nella ghiandola mammaria grazie al sistema della lattosio sintetasi, che lega una molecola di D-galattosio con una di D-glucosio con un legame β-1,4 glicosidico. L’enzima comunemente definito lattasi, è una β-galattosidasi che determina un’idrolisi del lattosio nelle due componenti, glucosio e galattosio. Questi sono poi assorbiti a livello degli enterociti ed utilizzati, il glucosio come fonte di energia, ed il galattosio come componente di glicoproteine e glicolipidi. La lattasi è presente sulla superficie apicale degli enterociti sui microvilli del piccolo intestino con espressione massima a livello medio-digiunale. Già all’ottava settimana di gestazione la lattasi è presente sulla superficie mucosa del piccolo intestino. La sua attività cresce sino alla 34a settimana e raggiunge il massimo di espressione alla nascita. Tuttavia dopo i primi mesi di vita l’attività della lattasi inizia a decrescere a volte sino alla scomparsa. Negli altri mammiferi questo comportamento è abituale. Nell’uomo invece circa il 30% della popolazione mantiene l’attività della lattasi per tutta l’età adulta. Questo avviene soprattutto nelle popolazioni del Nord Europa, e loro discendenti, e sembra in relazione all’introduzione giornaliera nella dieta del latte di origine animale. Studi del DNA su reperti archeologici suggeriscono che questa persistenza genetica della lattasi fosse rara, sempre nel Nord Europa, prima dell’introduzione del latte come alimento, creandosi nel tempo un processo di selezione verso quelle popolazioni che potevano contare sul latte nella dieta soprattutto in periodi di carestie. Per l’utilizzazione del lattosio è comunque sufficiente la presenza di circa il 50% dell’attività della lattasi. Per intolleranza si intende l’incapacità di digerire il lattosio a causa di un deficit dell’enzima intestinale lattasi (ipolattasia). L’ipolattasia esiste come:
Fonte: Rivista SIMG Società Italiana Medicina Generale Leggi l'articolo completo (Download)
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