| Articoli Scientifici - Farmacologia |
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Determinare la sequenza aminoacidica della proteina che si deve produrre, inserirla in un vettore adatto e poi nell’appropriata linea cellulare dalla quale ricavare e selezionare una banca master per produrre il farmaco biotech.
È questa in breve la tecnica di ingegneria genetica che da 25 anni adottano i laboratori più avanzati di biologia e farmacologia molecolare per produrre farmaci biotecnologici. Era infatti il 1982 quando, tramite l’introduzione del gene codifi cante nell’Escherichia coli, si cominciò a produrre il primo farmaco biotecnologico, l’insulina ricombinante che ha rivoluzionato la cura di milioni di diabetici consentendo loro una vita accettabile.
È partita allora la rivoluzione biotech in medicina. Grazie a una serie di tecniche di ingegneria genetica sempre più raffi nate dirette allo studio delle sequenze di DNA, ai prodotti proteici e ai vari aspetti del ciclo cellulare, si sono cominciate a identifi care molecole che interagissero con un difetto specifi co collegato a varie patologie per lo più croniche. Uno degli obiettivi era l’introduzione di un gene umano, che normalmente codifi ca per una specifi ca struttura cellulare o proteina, in colture di cellule per produrre il farmaco biotech mirato a riparare il difetto. L’approccio ne è risultato radicalmente cambiato: si è passati da una farmacologia basata sulla malattia a una terapia guidata sul difetto molecolare.
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