La dieta mediterranea e i sentieri degli Dei

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La Costiera Amalfitana ed in particolare i sentieri degli Dei si caratterizzano per il loro splendido rapporto tra la bellezza della natura, collina e mare e l’incredibile patrimonio culturale, enogastronomico e storico. Per decine di secoli questo meraviglioso territorio è stato il luogo di ritrovo ideale di grandi artisti, pittori, musicisti e scrittori. Ciascuno dei paesini che costella la bellissima Costa esprime nei propri monumenti il suo glorioso passato, come Amalfi, una delle antiche Repubbliche famosa i traffici nel Mediterraneo, particolarmente nel X e XI secolo. Oppure Agerola con le sue Corti e i palazzi storici della costiera amalfitana.

corte degli dei
Uno dei luoghi più antichi ed attraenti della Costiera Amalfitana è certamente il borgo marinaro di Positano. Le origini storiche di Positano si perdono nella notte dei tempi, ove si confondono storia e leggenda; in passato alla mancanza di dati si sopperiva con miti, tra i più diffusi si narra che Positano fu fondata da Poseidone, il Dio del mare Nettuno, per amore della ninfa Pasitea da lui amata. Questo luogo descritto da molti artisti è stato il baricentro ispirativo e grandi pittori hanno dato vita a loro grandi opere ricordiamo: Picasso, Caprile, Oelze.
Positano si trova alle falde dei Monti Lattari godendo di tutti i vantaggi di un clima mite ed asciutto. Sul mare, a pochi chilometri di distanza dalla costa si innalzano “ Li Galli” o “Sirenuse”, piccolo arcipelago formato da tre piccole isole ritenute fin dai tempi più antichi dimora di Sirene, in questi ultimi anni è diventato luogo esclusivo dove artitisti come Nurejev e Massine trovano rifugio.
Positano da sempre ricopre un ruolo primario nel campo del turismo, della moda, e della gastronomia.

Passeggiando per i vicoli di Positano si scrutano simpatiche botteghe di moda che rallegrano le stradine del centro con fantasie di colori su tessuti assolutamente naturali come lino e cotone.
Per gli amanti della cucina tradizionale Positano offre ai propri ospiti una serie di specialità, alcune legate alla tradizione marinara, altre alla cucina casereccia tipicamente contadina. E’ possibile gustare i favolosi spaghetti alle vongole veraci, conditi con olio extra-vergine di produzione locale, zuppe di pesce, alici fritte con menta, aceto ed aglio, polpetti affogati, impepate di cozze.
Per chi predilige la carne si possono mangiare ricche grigliate accompagnate da verdure preparate in molteplici modi.
Positano è nota anche per la sua tradizione pasticciera tra le specialità si distinguono le delizie a limone, la torta positanese, la sfogliatella senza ricotta. Questi dolci vanno rigorosamente accompagnati con liquori di tradizione locale come il limoncello, finocchietto, alloro, mirti selvatici, rose, fichi d’india, noci.

Da Positano proseguendo lungo la costa troviamo un’altra località tra le più affermate mete del turismo nazionale ed internazionale: Sorrento.
Quest’ultima è effettivamente la terra dei colori: tinte brillanti o sfumate, a seconda del mutare delle stagioni. Basta soffermarsi ad osservare quanto può essere suggestivo un tramonto perdendo lo sguardo in direzione di Punta del Capo, di Ischia o Procida, di cui si riesce a seguire nettamente il profilo, per rimanere stupefatti della varietà dei colori e della bellezza dei luoghi. L’utilizzazione agraria di queste terre vede una netta prevalenza degli agrumeti, aranceti e soprattutto limoneti, che conferiscono al paesaggio quel particolare colore offerto proprio dai limoni e dalle arance, dando luogo ad un affascinante contrappunto con il verde-argenteo degli olivi. Infatti grazie al clima mediterraneo si produce una varietà di olive, scarsamente adattabili in altri ambienti, che danno vita ad un olio unico, la cui tipicità è riconosciuta dalla Comunità Europea con il prestigioso marchio DOP (Denominazione di origine protetta). Le caratteristiche sono sapore ed odore fruttato, colore dal verde al giallo, acidità massima dello 0,80%.
La penisola sorrentina è uno dei comuni dei Monti Lattari, che prendono il nome dalla grande produzione di latte che li contraddistingue, piccoli caseifici locali producono formaggi e mozzarelle di particolare qualità.
Due sono i prodotti tipici che si producono la treccia sorrentina e il caciocavallo, quest’ultimo e un formaggio di media stagionatura con la forma di pera.
Altri prodotti tipici sono il limone ed il limoncello di Sorrento. Il limone si fregia del marchio IGP ( Indicazione geografica protetta), esso è riconoscibile per la sua buccia sottile, che lo distingue da quello amalfitano e per la sua dimensione più ridotta. Dall’infusione delle bucce si ottiene l’originale limoncello, che lega la sua fama e il suo gusto proprio alla qualità unica del limone sorrentino.
Per chi ha la fortuna di soggiornare nella incantevole penisola è d’obbligo una sosta nelle rinomate pasticcerie della zona. Da provare le delizie al limone, soffice pasta ripiena di crema dal sapore delicato e leggero. Tutta da gustare la rivisitazione sorrentina del classico babà, bagnato dai pasticcieri locali nel limoncello e la caprese al limone.

Il canali del web delle aziende farmaceutiche

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L’integrazione di nuovi canali alternativi alla comunicazione medico-scientifica tradizionale è già una realtà come le web agency, basti pensare che:

  • Secondo dati Edra-Elsevier, circa il 90 per cento dei medici italiani naviga su Internet (il 50 % si connette ogni giorno) e lo usa anche per motivi lavorativi, preferendo, tra i contenuti di approfondimento, gli aspetti diagnostici-terapeutici (linee guida)
  • Secondo un’indagine della Manhattan Research il 72 % dei medici americani possiede uno smartphone e nel 2012 i possessori dei cellulari di nuova generazione saranno 4 su 5.

web agency farmaceuticoAl face to face del canale tradizionale (ISF) si affiancano nuove formule che puntano sulla tecnologia per abbattere costi, ridurre invasività e offrire una comunicazione diretta e interattiva che il medico riceve dove e quando vuole.

A livello internazionale le aziende più all’avanguardia utilizzano gli strumenti del social networking nelle seguenti modalità:

  • Identificano all’interno un responsabile per la progettazione di strumenti web dedicati;
  • Contattano i medici in conference online;
  • Organizzano report in tempo reale (video/news scritta) su congressi nazionali e internazionali;
  • Supportano gli informatori con materiale online (articoli di riviste scientifiche, note informative, istruzioni, ecc…);
  • Sanno che il webmarketing/e-detailing aumenta il tempo di contatto tra medici e informatori medico scientifici;
  • Realizzano partnership con altre organizzazioni per assicurarsi una presenza diffusa sul web;
  • Utilizzano il potenziale della rete evitando di realizzare una mera riproduzione di materiali cartacei;
  • Monitorano i blog esterni su aree terapeutiche di interesse;
  • Utilizzano un approccio viral per la diffusione di contenuti.

Le aziende farmaceutiche affrontano oggi una sfida nuova: la gestione della loro presenza nelle comunità online. A differenza dei canali tradizionali, dei siti vetrina o dell’e-commerce, la comunicazione sociale online presenta tre caratteristiche nuove:

  • a) si nutre di ‘contenuto generato dagli utenti’: ogni consumatore può esprimere la sua opinione su un’azienda/prodotto, farla conoscere a milioni di persone sparse in tutto il mondo e conversareincontrarsi-coalizzarsi con altri milioni di consumatori che la pensano esattamente come lui;
  • b) è persistente: tutta la comunicazione che viene generata online resta online, non sparisce con la nuova edizione del giornale: è sempre accessibile, spesso per anni, da qualsiasi parte del globo;
  • c) è virale: la comunicazione online si diffonde in modo virale attraverso i mille canali della rete e rende estremamente facile che una piccola frana si trasformi in pochi giorni in una valanga di proporzioni imprevedibili.

Il Web 2.0 è diventato l’arena principale in cui i navigatori esprimono opinioni sui brand e prodotti/servizi. Milioni di consumatori discutono ogni giorno dei prodotti che acquistano, danno consigli, cercano indicazioni da altri consumatori e si organizzano in gruppi di pressione.

Il modello più diffuso di presenza delle aziende nel web 2.0 è plasmato sulle relazioni pubbliche e l’ufficio stampa tradizionali. Le PR ONLINE di agenti che parlano “sotto copertura” in forum e blog è la modalità di intervento più utilizzata dalle aziende, ma anche la meno efficace. Il web 2.0 non è infatti un nuovo strumento di comunicazione o un new media, è un nuovo spazio sociale in cui si costruiscono gruppi con identità, valori e bisogni specifici. L’autore che interviene dall’esterno della comunità a favore del brand viene percepito inevitabilmente come ‘agente’ del brand e il suo messaggio viene interpretato come ‘pilotato’; per questo agire sotto copertura non solo non aiuta a costruire social visibility, ma rischia addirittura di generare rumors negativi.

L’area della salute è al centro delle conversazioni sociali online. Secondo il Censis il 34 % degli italiani che si connette in rete, su 23 milioni di utenti, lo fa per trovare dati di tipo medico e per il 18% di essi rappresenta la prima fonte sulla salute. Questa grande area virtuale è presidiata dai portali dedicati delle associazioni di pazienti e dei medici o delle società scientifiche. La costruzione di uno spazio web 2.0 per le aziende farmaceutiche presenta pertanto vantaggi e svantaggi.

L’Europa sta cercando da alcuni anni di normare le informazioni sui farmaci online, ma il dibattito è ancora in corso e il tentativo sembra impossibile. Le informazioni arrivano da Paesi dove non c’è alcuna limitazione a questo tipo di informazioni e da fonti disparate.

Il gioco e la convivenza civile

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La convivenza civile è una dimensione trasversale e si basa essenzialmente sulla consapevolezza che, alla base di ogni attività, vi sono regole condivise. Nel gioco motorio (come accennato nell’articolo precedente su Il Gioco Motorio dei bambini)  il bambino viene guidato al rispetto delle regole e degli altri bambini, al rispetto dell’ambiente e all’utilizzo corretto delle attrezzature, a comportamenti idonei al raggiungimento delle finalità che ci si è proposti, all’ascolto delle indicazioni dell’insegnante.
In ogni gioco è essenziale: 

  • Conoscere le regole del gioco che si sta praticando, condividerle e rispettarle 
  • Non invadere lo spazio altrui 
  • Rispettare il proprio turno 
  • Indossare un abbigliamento appropriato 
  • Non masticare la gomma o altro 
  • Non parlare tutti insieme 
  • Nei giochi di squadra, saper equilibrare la propria partecipazione

L’attività motoria nella scuola primaria è strettamente collegata agli altri ambiti disicplinari. Le diverse discipline vengono infatti aggregate in ambiti disciplinari dal Collegio dei docenti e, quasi ad evidenziarne la pari dignità, non è consentito raggruppare le tre educazioni (motoria, musicale, all’immagine) in un unico ambito. Diffusa è la tendenza che porta ad associare l’educazione motoria a storia-geografia-studi sociali sottolineando gli aspetti di organizzazione spazio-temporale comuni a queste discipline, mentre l’educazione all’immagine e l’educazione al suono e alla musica vengono inserite nell’ambito linguistico, in nome di un prevalente carattere di espressività proprio di tale aggregazione. Di fatto poi, sull’organizzazione, finiscono per influire anche esigenze diverse con soluzioni anche diversificate.

Playground
Aree gioco per bambini

STRUMENTI DIDATTICI per il gioco motorio

L’anima di tutte le proposte che possono essere presentate agli alunni è sempre quella del gioco, dove l’insegnante è educatore, istruttore ed animatore allo stesso tempo: il gioco è strumento educativo e strategia didattica, il gioco è forma privilegiata di comunicazione, conoscenza e relazione con gli allievi. Occorre quindi conoscere e sperimentare tutte le forme praticabili di gioco a contenuto motorio: dai giochi liberi a quelli con regole, dai giochi di esercizio a quelli programmati, dai giochi imitativi a quelli popolari e tradizionali. L’impiego costante di piccoli attrezzi e oggetti semplici, che i bambini possono facilmente manipolare ed usare in varie situazioni e nei modi più diversi, garantisce comunque consistenza e significatività all’attività motoria. Il metodo di insegnamento è generalmente di tipo globale, basato su proposte accessibili a tutti gli alunni. L’insegnante partecipa alle attività entrando e uscendo dal proprio ruolo istituzionale per interagire con i bambini da differenti punti di vista L’ambiente più idoneo per lo svolgimento di attività di gioco motorio, è costituito da un ampio spazio al chiuso o all’aperto con la possibilità di utilizzo di una serie di piccoli attrezzi codificati e non. Valutazione La valutazione può essere definita come un processo sistematico di controllo del raggiungimento o meno degli obiettivi prefissati ed ottenuti dal bambino:

  • non è il risultato di una osservazione casuale o incontrollata
  • implica che ci sia stata una scelta di obiettivi, senza la quale non è possibile giudicare con chiarezza la natura e l’estensione dell’apprendimento.

In genere la valutazione motoria per i più piccoli si limita ad individuare se il bambino è in grado o meno di eseguire una determinata azione motoria; risulta quindi più complessa e articolata la preparazione delle verifiche che devono essere adeguate alle attività svolte e alle reali possibilità fisiche degli alunni. L’agonismo va rispettato circoscritto all’ambito del rispetto delle regole; la competizione tra gruppi di bambini può rappresentare un momento di libero sfogo e di sano confronto, ma costituisce anche una condizione importante per l’analisi e la comprensione, da parte dell’insegnante, di comportamenti individuali dei bambini in condizioni diverse.

A scuola, il gioco motorio può essere praticato nel contesto dell’educazione fisica. Ma cosa intendiamo per educazione fisica e quali sviluppi ha avuto nella scuola elementare? Proponiamo una rapida sintesi attraverso tre tappe: i Programmi del 1955, i Programmi del 1985 e le recenti Indicazioni Nazionali allegate alla L.53/03 di riforma del sistema scolastico.

I Programmi didattici per la scuola primaria (DPR 14 giugno 1955, n. 503) collegano strettamente educazione ed educazione morale e civile considerandola “un mezzo che induce l’alunno a rispettare e padroneggiare il proprio corpo, a ordinare la tumultuaria esplosione delle energie, tipica della fanciullezza, e come tirocinio all’autocontrollo, all’autodisciplina e alla socievolezza”. Non si trascura il valore del gioco motorio, cui si richiama nella parte relativa ai programmi di 1° e 2° classe “In ogni giornata scolastica trovino adeguato ed opportuno posto, possibilmente all’aperto, giochi ed esercizi che, mentre giovino ai fini dell’educazione alla socievolezza, valgano a sveltire ed a correggere i movimenti e consentano al fanciullo di esprimersi gioiosamente in canti e ritmi rivolti all’armonico sviluppo delle attitudini fisiche e morali.” Per le classi 3° 4° e 5° si dice “L’educazione fisica si consideri connessa all’educazione morale e civile come mezzo che induce l’alunno a rispettare e a padroneggiare il proprio corpo, a ordinare la tumultuaria esplosione delle energie, tipica della fanciullezza, e come tirocinio all’autocontrollo, all’autodisciplina e alla socievolezza. L’insegnante avrà cura che l’alunno esegua esercizi relativi all’ordine e alla marcia, alla corsa, ai saltelli e ai salti. Negli esercizi di squadra sia dato conveniente posto alle forme ritmiche atte ad assicurare la scioltezza, l’espressività e l’armonia dei movimenti. In questa fase del suo lavoro l’insegnante potrà far tesoro, anche in connessione col canto corale, degli elementi del folklore locale. I giuochi ordinati di movimento di gruppo continuano ad avere il loro posto in questo ciclo e si precisano non solo per l’aspetto ricreativo, ma anche per la loro forma di educazione alla lealtà, alla gentilezza, all’armonia del gioco sportivo. Giochi ed esercizi fisici debbono svolgersi, per quanto e possibile, all’aperto. L’insegnante vigilerà sullo sviluppo fisico dei singoli fanciulli e consulterà il medico nei casi di sospette alterazioni anatomiche o funzionali, e terra presente che l’attività fisica comporta un impegno di energie al pari dello studio. “

L’educazione fisica diviene educazione motoria nei Programmi del 1985 (DPR 12 febbraio 1985 n.104), quando si svincola dalla funzione igienico-moralistica “La scuola elementare, pertanto, nell’ambito di una educazione finalizzata anche alla presa di coscienza del valore del corpo inteso come espressione della personalità e come condizione relazionale, comunicativa, espressiva, operativa, favorisce le attività motorie e di gioco-sport”. Il movimento è considerato al pari degli altri linguaggi, integrato nel processo di sviluppo dell’autonomia personale. Si prendono le distanze dal configurarla come un “prematuro avviamento alle discipline sportive” ma è vista piuttosto, soprattutto nel ricorso alle attività di gioco, come sviluppo di capacità trasversali: la percezione e conoscenza del corpo, lo sviluppo di comportamenti razionali attraverso la percezione delle regole, il miglioramento delle capacità espressive. Hanno molto rilievo le attività ludiche e seppure ci sono indicazioni relative al rapporto tra fare e pensare, ci si limita al riconoscimento della sensibilità corporea come premessa ai successivi saperi formali, base di molte forme di conoscenze anche disciplinari, come nel caso della geometria, della geografia ecc.

Infine, le Indicazioni Nazionali per i Piani personalizzati nella scuola primaria, allegate al decreto leg.vo 59/04 attuativo della L.53/03, abbiamo le “Scienze motorie e sportive” con obiettivi conoscitivi e abilità che vengono puntualmente declinate per la prima classe, per la seconda e terza e per la quanta e quinta, seguendo l’articolazione ciclica del segmento primario (1+2+2). Si passa da un ruolo prevalente della conoscenza e del controllo del corpo alla consapevolezza del linguaggio corporeo e alla capacità di utilizzo consapevole della propria gestualità e capacità motoria e infine a un controllo a carattere più globale della corporeità (respirazione, miglioramento delle proprie capacità). Il gioco attraversa lo sviluppo delle diverse fasi ed ha inizialmente un ruolo di avvio al gioco collettivo e al rispetto delle indicazioni e delle regole e successivamente accentua gli aspetti di cooperazione e di interazione. L’educazione motoria incrocia i temi della conoscenza dei giochi tradizionali, dell’alfabeto motorio, della salute e del benessere, dell’educazione alimentare, della prevenzione degli infortuni.

Il Gioco Motorio

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I giochi per bambini

Il gioco è la principale attività del bambino nella sua prima infanzia. Esso non ha finalità utilitaristiche ed è un fenomeno spontaneo.
Il gioco rappresenta per il bambino non solo ciò che nell’uomo è l’attività cosciente, bensì anche una gamma estesa di manifestazioni della vita infantile quali, la curiosità, la combattività, l’imitazione. Il gioco, quindi, è un fenomeno essenzialmente umano che si manifesta con attività originate da un bisogno naturale di operare, di cimentarsi, di affrontare difficoltà, di riuscire a compiere determinate imprese, di contrapporsi al proprio simile, di superare con la tenacia o con l’astuzia o con qualità motorie ostacoli o quant’altro possa costituire un obiettivo ambito o piacevole o difficile o fantasioso. Sotto il profilo motorio, il gioco rappresenta un mezzo di ginnastica spontanea, libera da schemi precisati, con un forte potenziale educativo.

Il gioco è educativo per una serie di motivi e di caratteristiche:

  1. attraverso l’esercizio ludico il bambino esprime gli impulsi e i moti del suo animo in un ambiente psicologicamente libero;
  2. esso è di grande utilità pedagogica perché dà all’alunno la possibilità di estrinsecare e di far esplodere le sue energie e quindi assolve funzione di riequilibratore delle condizioni biologiche;
  3. permette di rivelare le inclinazioni temperamentali e quindi la natura psicologica dei fanciulli, dando all’educatore la possibilità di interventi opportuni e adeguati al loro comportamento;
  4. fondamentalmente esso è costituito da attività piacevoli, ricercate e attese e quindi, se fatto bene, nel momento propizio, allenta la tensione e la noia e come tale può essere educativo;
  5. è spesso un rilevante attivatore delle grandi funzioni dell’organismo e, come tale, assume un contenuto di educazione igienica. Per tutti questi motivi il gioco rientra pienamente nel quadro delle attività impiegate al fine di concorrere all’educazione.
bambini gonfiabili
Bambini giocano su gonfiabili

Il bambino e il suo copro

Il bambino che gioca affina le sue qualità psichiche perché nelle attività ludiche egli orienta le sue azioni verso una determinata finalizzazione o verso campi dominati dalla fantasia creativa. Si genera un maggior impegno dell’intelligenza, dell’attenzione, del pensiero e della volontà, il che concorre a migliorare tali qualità della mente. Il bambino, poi, nell’esplicazione del gioco collettivo (il gioco è incompleto e carente se non è collettivo) trova nei compagni una rispondenza che nasce dalle affinità fisiche e psichiche. I giochi, oltre a migliorare la struttura fisiologica del bambino, perfezionano la psicomotricità e naturalmente, assieme al sistema nervoso motore, interessano anche il sistema muscolare e quello articolare. E’ così che i giochi, nella loro multiforme varietà, coltivano, affinano e perfezionano le qualità dominanti quali sono di volta in volta la velocità, la coordinazione, la prontezza, la destrezza, l’abilità, i riflessi, la resistenza, le dissociazioni. Si può affermare che il gioco è un grande mezzo ortogenetico e auxologico, cioè un mezzo per favorire la normale crescita dei ragazzi. Sotto il profilo pedagogico esso è scuola di creatività e di formazione ai valori. Nel gioco il bambino produce, esprime e applica qualcosa di assolutamente personale, qualcosa di continuamente nuovo, che manifesta con la sua notorietà, il suo animo, il suo sentire, il suo lavoro costruttivo, la sua personalità.

Schemi motori di base dei bambini

Il bambino esprime, soprattutto con il gioco, un’attività tipica della sua età. Il fattore più saliente dell’attività ludica è la FANTASIA. La fantasia è una sorta di rievocazione di cose e di fatti, è un dato necessario alla formazione del bambino perché essa, assieme a qualche dato sensoriale e mnemonico, gli serve a costruire un primo indefinito lembo di realtà: un bambino con un cappello di carta e con una bacchetta si sente un generale sul campo di battaglia; a cavalcioni di un qualsiasi bastone si sente dominatore di focosi destrieri, ecc… Fino ai cinque anni il gioco del bambino è all’insegna della fantasia, in quanto grazie ad esso riesce ad evadere dal mondo della sua abituale vita familiare dal quale egli sa di dipendere interamente. Il gioco ha una genesi che per sua natura è motoria. Infatti, nel primo anno di vita il bambino gioca toccandosi i piedini, stringendosi le mani, palpeggiandosi tutto il corpo; più avanti egli imparerà a strisciare, ad alzarsi, a camminare, a correre. Queste fasi sono una continua conquista che il bambino fa accompagnando con il suo sorriso, che non è altro che una manifestazione di felicità. Dal gioco motorio passa poi a quello scenico, che di solito è ancora motorio, ma in cui il bambino è capace di esprimere a modo suo tutto se stesso. Verso i cinque anni, quando la fantasia cederà il passo alla realtà, è la volta del gioco fatto in compagnia del coetaneo e allora subentrano altri fattori che sono soprattutto sociali perché il bambino deve assumere un certo contegno di fronte all’altro. Il gioco è, quindi, l’attività tipica dei bambini; non giocano o giocano poco, i bambini diversamente abili o con qualche problema. Per il bambino il gioco rappresenta un bisogno di continuo adattamento all’ambiente nel quale vive. Giocando egli acquista forza e vigore fisico, agilità motoria e soprattutto intelligenza. Nel gioco egli riproduce a modo suo e con sue interpretazioni espressive, ciò che vede fare ai grandi. Inoltre, giocando e movendosi, i bambini si liberano dalle inibizioni e diventano padroni di se stessi e capaci di autocontrollarsi. La corporeità e la motricità contribuiscono alla crescita e alla maturazione complessiva del bambino, promovendo la presa di coscienza del valore del corpo, inteso come una delle espressioni della personalità e come condizione funzionale, relazionale, cognitiva, comunicativa e pratica da sviluppare in ordine a tutti i piani di attenzione formativa. Le tappe evolutive di ogni individuo partono dalla dominanza del “corpo vissuto” per passare alla prevalenza della discriminazione percettiva e giungere alla rappresentazione mentale del proprio corpo statico e in movimento. Verso i sei anni il bambino effettua una prima forma di controllo segmentario degli schemi dinamici generali, imita contemporaneamente posizioni globali del corpo e posizioni combinate dei suoi segmenti, riconosce la destra e la sinistra da sé, discrimina e riproduce strutture ritmiche varie e articolate. I traguardi di sviluppo da perseguire consistono, da una parte, nello sviluppo delle capacità sensopercettive e degli schemi motori di base dinamici e posturali per adattarli ai parametri spazio-temporali dei diversi ambienti, dall’altra nella progressiva acquisizione della coordinazione dei movimenti e della padronanza del proprio comportamento motorio nell’interazione con l’ambiente. Interagire con l’ambiente, dal punto di vista motorio, significa applicare la capacità di progettare e di attuare la più efficace strategia motoria e di intuire-anticipare quella degli altri, comprese le dinamiche degli oggetti, nel corso delle attività motorie.

 

Il ruolo delle Società Scientifiche

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Le Società Scientifiche sono chiamate ad analizzare e comprendere i mutamenti in atto nella società e nel mondo scientifico e a sviluppare proposte e soluzioni ai problemi. Capire quello che accade e promuovere risposte adeguate rappresenta un impegno fondamentale e una sfida.
Il mondo della chirurgia è profondamente cambiato e in un futuro ormai prossimo sarà molto diverso dall’attuale. È cresciuta la componente tecnologica e con essa l’esigenza di aver chiaro il rapporto tra costi e benefici, di ben comprendere i costi di sistema del trattamento del paziente. È cambiato il rapporto con i colleghi: il chirurgo non è più l’unico protagonista delle sale operatorie e delle corsie, ma da “heroic surgeon” è diventato componente di una squadra. Si sono cominciate a misurare le performance professionali delle Unità Operative (vedi il programma nazionale valutazione esiti dell’AGENA S) ed esiste già il progetto di inserire il nome del chirurgo nella scheda SDO in modo da correlare l’esito di un intervento ad un nome. Cominciano a comparire in analogia con quello che succede in USA e Gran Bretagna (www.nhs.uk – www.healthgrades.com – www.jointcommission.org ecc.) siti web con le valutazioni delle unità operative, dell’ospedale e del singolo chirurgo.

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Il paziente che tramite internet è molto informato, ha naturalmente elevate aspettative e ha fatto diventare una priorità il tema della sicurezza. Quando un paziente, che si rivolge ad un ospedale per avere una risposta ai propri bisogni assistenziali si ritrova vittima di un danno, pone in discussione non solo la singola prestazione ma anche la garanzia che offre l’intero sistema. La pressione esercitata dall’opinione pubblica ha avuto quindi un ruolo di stimolo nello sviluppo di iniziative e proposte volte ad incrementare la sicurezza del paziente.

Il crescente bisogno di salute ha collocato tra i temi prioritari degli interventi in sanità la sicurezza del paziente: i cittadini chiedono sempre più “servizi sicuri”. Questo processo ha portato all’accreditamento delle strutture ospedaliere e sta stimolando anche l’accreditamento dei professionisti. Il chirurgo dovrà dimostrare di avere le competenze adeguate per andare a ricoprire un ruolo in un determinato ospedale. Queste competenze sempre di più andranno certificate, per es. dalle scuole di specializzazione all’inizio della carriera. Periodicamente poi le abilità tecniche e le conoscenze teoriche andranno misurate (ricertificazione) in modo che l’utente abbia sempre la garanzia che il professionista a cui si rivolge è in grado di rispondere al meglio alle sue esigenze.

In Italia siamo lontani dal modello USA dove lo sforzo congiunto di diverse società scientifiche ha dato vita ad un sistema di controllo e certificazione della capacità professionale del chirurgo che vede nell’American Board of Surgery l’esempio più conosciuto ed autorevole.
Probabilmente il riproporre anche in Italia un simile modello accrescerebbe il prestigio delle Società Scientifiche e rappresenterebbe una efficace risposta del mondo scientifico alla tensione dei rapporti tra società e sistema sanitario. Le società scientifiche potranno controbattere alle accuse di malasanità e all’assedio legale di cui sono vittime i chirurghi, con il rigore professionale, la chiarezza dei percorsi formativi, la certificazione e la ricertificazione degli alti livelli di formazione dei professionisti.

Il motto “Inspiring quality: Highest standard, Better outcomes” presente nel logo dell’American College of Surgeons, vuole fare risaltare il fatto che il collegio dei chirurghi americani ha sempre posto la sicurezza del paziente e la buona riuscita del processo di cura tra gli obiettivi primari della pratica chirurgica. In tal senso l’esperienza dell’AC S, come quella della SIC, rappresenta una chiara declinazione del ruolo che le società scientifiche dovrebbero avere in un momento storico complesso come quello attuale. Anche nelle linee di pensiero della Società Italiana di Chirurgia è sempre stato chiaro come una miglior pratica clinica e standard qualitativi elevati rappresentino la base per promuovere e sviluppare un sistema sanitario più sicuro ed efficiente. Negli ultimi anni sono aumentate le iniziative per sviluppare una cultura delle sicurezza da condividere a livello specialistico e da divulgare all’opinione pubblica.

Dal 2006 ad oggi la SIC ha pubblicato volumi interi dedicati all’argomento: “Sicurezza in chirurgia” (2006), “Chirurgia e qualita’” (2006), “Sicurezza in sala operatoria” (2008) e “Rischio clinico in chirurgia” (2010): validi strumenti di approfondimento per gli addetti ai lavori, ma anche concreta testimonianza dell’impegno e della partecipazione al dialogo in tema di prevenzione, sicurezza e qualità. Si sono costituite commissioni di lavoro interne, una delle quali interamente dedicata ad affrontare il tema verifica della qualità. Si sono intensificate anche le iniziative di sensibilizzazione ed informazione nei riguardi del paziente e della società. Sessioni congressuali sono state dedicate all’argomento sicurezza ed accreditamento del chirurgo rafforzando i rapporti con le istituzioni locali e nazionali.